lunedì 5 marzo 2018

COME HO CONOSCIUTO LA MIA RAGAZZA GIAPPONESE


COME HO CONOSCIUTO LA MIA RAGAZZA GIAPPONESE

L'incredibile storia di un incontro fortuito che mi ha cambiato la vita




Dopo l'inaspettato successo dell'articolo LA MIA RELAZIONE CON UNA RAGAZZA GIAPPONESE, in molti mi avete scritto per saperne di più: per capire come fare per conoscere una ragazza giapponese (cosa che tra l'altro avevo già trattato in un altro articolo che trovate QUI) ed in tantissimi mi avete chiesto come abbia fatto a conoscere la mia attuale ragazza.
Bhè, in effetti la vicenda è davvero particolare perché che ci crediate o no, non l'ho conosciuta in Giappone e nemmeno in Italia.
Munitevi di popcorn: si parte col racconto.

Sono sempre stato uno scapestrato, uno che ha costantemente messo i propri sogni ed i propri bisogni prima di ogni altra cosa; uno che non programma ma che lascia che la vita prenda il suo corso, un fedele seguace del Pánta Rheî di Eraclito e del Carpe Diem di Orazio, per intenderci.
Ho sempre dato precedenza alle mie voglie piuttosto che ad un progetto di futuro, o alla regolarità e stabilità economica, o allo studio, al lavoro, alle ragazze e, ahimè, delle volte le ho anteposte anche alla mia famiglia.
Un egoista? Forse sì, ma nel mio mondo la parola egoismo non ha solo accezione negativa e sono del parere che nella vita le chance vadano colte e vissute a pieno, e non rimpiante.
Che poi è anche la storia di questo blog, no? Un colpo di testa, una cosa nata all'improvviso, senza un minimo di cognizione di causa, quando invece avrei dovuto impegnare il mio tempo in tutt'altro.
Eppure questo aborto di blog mi sta togliendo moltissime soddisfazioni e sapere che tanta gente legge le stronzate che scrivo, mi rende felice ed anche stupefatto! Strani gusti che avete comunque.
Come al solito sto tergiversando...

Qui potete vedermi nella versione equilibrata

Correva l'anno 2014 e mi trovavo a Taipei (Taiwan), dopo essere stato nelle Filippine, per incontrare una mia amica taiwanese conosciuta in un precedente viaggio, che mi aveva invitato a passare del tempo insieme. Ai tempi ero single e spensierato ed accettai al volo (anche perché, onestamente, la tipa era proprio niente male: con un passato da modella ed ora hostess per una famosa compagnia degli EAU).
Si può dire che fossi lì per lei, ma in realtà lei era solo la scusa; ero lì per godermi Taiwan, prima ancora le Filippine e successivamente la Thailandia; il classico viaggetto di piacere che uno come me non si nega mai quando si crea l'opportunità.
Ovviamente viaggiavo solo, come ho imparato a fare col tempo.

In passato quando pensavo ad un viaggiatore solitario avevo pena e disprezzo per il suo ideale di viaggio. Per me il viaggio doveva essere concepito in compagnia, con amici con cui divertirsi o con la propria ragazza.
Quanto diamine devi essere sociopatico per preferire un viaggio da solo? O forse sei solo talmente disadattato da non avere amici? Oppure sono proprio gli amici a schifarti e a non voler partire con te? Razza di sfigato!

MI SBAGLIAVO! Oh se mi sbagliavo...
Viaggiare da soli è un qualcosa di unico, è un viaggio composto di vari strati di esperienze: è una scoperta, una sfida, un mettersi alla prova, un conoscere sé stessi e conoscere i propri limiti per affrontarli e, la maggior parte delle volte, superarli e crescere.
Sono cambiato molto da quando ho cominciato a viaggiare in solitaria e vi assicuro che mi preferisco molto più oggi di quanto lo facessi in passato.

Tornando in quel di Taipei, era un caldo ottobre del 2014 ed ero seduto nella hall dell'hotel quando una ragazza venne a sedersi di fronte a me. Scoprii solo in seguito che era semplicemente in attesa di un taxi e si era seduta sull'unica poltrona libera nella sala, ma il mio inguaribile ed insensato ottimismo mi aveva fatto credere che in qualche modo avesse scelto quel posto perché vi ero seduto io. CERTAMENTE!!!

Lei, turista solitaria (prassi molto comune in Asia, quella del viaggiare soli), con vari opuscoli turistici di Taipei tra le mani ed una bellezza che mi tolse il fiato.
Capii immediatamente di che nazionalità fosse. Dopo tante volte in Asia impari a riconoscere le varie popolazioni e a distinguere i cinesi dai giapponesi, dai koreani, ecc ecc.
La grazia dei suoi movimenti e la compostezza nel sedere su quella poltroncina le targavano in fronte a lettere cubitali: GIAPPONE.

Attesi giusto 4 secondi... forse 5.

Iniziai subito con la rodatissima mossa della supercazzola prematurata con doppio scappellamento a destra, terapia tapioco come se fosse antani.
In pratica: balbettando qualcosa di incomprensibile con falsa disinvoltura, con quel ghigno da cazzone che però mi rende popolarissimo tra gli anziani e mi fa tanto amare da mia nonna.
Di risposta, lei sorrise!!! (E te credo, sembravo un ebete)
E le si formarono una sorta di fossette sopra al naso.
SBAAAM! Ero cotto! Andato! Bruciato!
Finito...


Provai a dire altro ma le parole non uscivano, ero bloccato.
Eccheccazzo!!! Proprio ora? Ora che devo dare il massimo?
"Non farmi questo scherzo proprio ora!" urlai al mio cervello; eppure in genere la parlantina non mi manca!
Il suo taxi era arrivato e la chiamarono dalla hall.
Avevo poco tempo e mi lanciai nel vuoto, senza paracadute.
Strappai un angolo di un giornale sul tavolino, mi munii di penna e ci scarabocchiai il mio numero.
"Sono qui a Tapei da solo, lo so che è da pazzi chiederti di fare un giro turistico insieme, e forse penserai che sono troppo avventato ma... insomma, questo è il mio numero... se ti andasse, sai come contattarmi".
Che diamine avevo appena fatto? 😱
Ma sì dai, l'ennesima figura barbina della mia vita, capirai!
Come se non ne avessi già fatte tante...

Lei sorrise di nuovo, prese con entrambe le mani il bigliettino stropicciato che le porgevo ed accennò un inchino.
Si voltò e si diresse al suo taxi.

Rimasi in piedi come un ebete ad osservarla mentre andava via.


Poi uscii anche io, dovevo vedermi con la mia amica ed altra gente per cenare tutti insieme.
La serata fu strana perché non facevo altro che pensare alla ragazza giapponese che avevo appena incontrato.
Eppure ero a cena con tante belle donne.
Ma niente, completamente cieco. (Che stronzo! Direte voi portatori sani di pene. Eh... lo so! Ma sapete bene, tutti, che quando prendi una badilata sulle gengive è difficile riprendersi. Serve del tempo e a me, in quel momento, il tempo scarseggiava).
E poi come tutti gli uomini, riesco a fare solo una cosa alla volta, in quel momento pensavo a lei.

Avevo gli occhi sognanti di un bimbo che va a dormire la sera prima di Natale, in attesa di scartare il proprio regalo.
La cosa più divertente fu che quella stessa sera, durante la cena, quella pazza scocciata di una giapponese mi scrisse... e mi diede appuntamento nella hall dell'hotel il mattino seguente.
Ce l'avevo fatta! Dajeeeeeee...
In verità, la cosa più divertente non fu proprio questa. La cosa più divertente fu che la mia amica taiwanese mi chiese di salire in camera mia in hotel ed io gentilmente rifiutai, dicendole che ero stanco.
Ero chiaramente posseduto!!!

Calma... calma... piano...
Lo so cosa state pensando...
Allora:
per gli insulti riguardo la mia sessualità ricevo tutti i giorni (escluso i festivi) dalle 10 alle 13, per quelli riguardo la mia salute mentale invece faccio turno pomeridiano, dalle 15 in poi.
Mettetevi in fila.

La mattina seguente la incontrai nella hall dell'hotel ed andammo insieme a visitare il "Chiang Kai-Shek Memorial Hall".
Oggi viviamo insieme.

Fine.

Chiang Kai-Shek Memorial Hall

giovedì 1 marzo 2018

IL FESTIVAL DELLE SCOREGGE IN GIAPPONE

IL FESTIVAL DELLE SCOREGGE

Everyone Listen To The Farts Of Beautiful Woman Party
美少女のオナラをみんなで聴く会



Il 3 di marzo in Giappone si festeggia l'Hinamatsuri, una festività dedicata alle giovani donne.
Una festività antica, con origini importanti... ma noi ovviamente non ne tratteremo.
In questo articolo, infatti, vorrei parlarvi di un'altra festività che si svolge il medesimo giorno dell'Himamatsuri, a Shinjuku-Tokyo, precisamente nel teatro Lefkada:

Il festival delle puzzette delle belle ragazze o meglio "Everyone Listen To The Farts Of Beautiful Woman Party".

La locandina dell'evento

Durante questo festival, centinaia di appassionati di flatulenze da tutto il Giappone, si riuniscono a Shinjuku per ascoltare delle giovani e sexy donne, darsi arie in pubblico.. o meglio fare arie in pubblico, affrontando diverse prove.
Le ragazze, che molto spesso sono attrici a luci rosse, si esibiranno affrontandosi in diverse prove: con abiti succinti, con abiti molto aderenti, in costume da bagno e persino facendo cosplay.
La sagra del feticismo insomma.

Il tema "flatulenza" in Giappone è molto caro sin dall'antichità; sono infatti del periodo Edo (1603-1868) alcune raffigurazioni dell' He-Gassen (放屁合戦) o, in italiano, della guerra delle scoregge.
Raffigurazioni in cui uomini e donne si danno battaglia a suon di roboanti "soffioni", in grado di sradicare alberi, far volare gatti e disarcionare cavalieri. In Europa avevamo l'impressionismo, loro l'He-Gassen.
Ora... stabilire chi abbia lasciato un segno indelebile nella storia dell'umanità, mi sembra scontato.
A chi non fanno ridere le puzze?




Tornando al festival, come detto vi partecipano ragazze bellissime che lavorano nel mondo dell'erotismo.
Miu Akemi, Tomoka Akari, Saiko Yatsuhashi sono 3 JAV (japanese adult video) che parteciperanno all'evento arrivato già alla sua seconda edizione e che sta riscuotendo un successo enorme. Miu Akemi è già alla seconda partecipazione, segno di grande professionalità e abilità nella flatulenza.

Miu Akemi

Tomoka Akari

Saiko Yatsuhashi

I giudici valuteranno sia la potenza di fuoco che la pestilenza olfattiva.
Insomma più si detoneranno bombe al plutonio roboanti e la puzza prodotta avrà la capacità di cambiare il clima, più si prenderanno punti.
Prova finale sarà quella che viene chiamata la onarap, dove onara in giapponese sta per scorreggia e rap... bhè rap sta per rap!
Le partecipanti dovranno rappare delle barre e poi concluderle con una sonora scorreggia a tempo.
Pura arte!

Gli amanti del genere assicurano che l'esperienza è meravigliosa e quasi mistica, perché poter assaporare "le arie" delle splendide modelle e attrici che vi partecipano è un onore ed un privilegio.
Provare per credere...
Taste of Japan!
Inoltre, tanta è la febbre per questo festival che, a pochi giorni dall'evento, gli appassionati sono già alla ricerca dei biglietti per la prossima edizione che si dovrebbe svolgere verso la fine dell'anno; giusto il tempo per permettere al teatro un cambio d'aria ed un consono riutilizzo.


Se vi trovaste in Giappone in questi giorni e foste interessati all'evento (de gustibus non est disputandum), vi lascio alcune informazioni utili.

Informazioni utili per chi volesse assistere all'evento:
Everyone Listen to the Farts of Beautiful Women Vol. 2
美少女のオナラをみんなで聴く会 Vol. 2
Tokyo, Shinjuku, Shinjuku 5-12-4, Rire Shinjuku Building B1, Lefkada Shinjuku
東京都 新宿区新宿 5-12-4 リーレ新宿ビルB1 LEFKADA新宿
Hours: Opens 5:30 p.m. (3 March, 2018)
Tickets: 4,000 yen (advance), 4,500 yen (door)
Drinks cost 500 yen each and there is a one-drink minimum

lunedì 26 febbraio 2018

ANOTHER (by Xaldin03)



ANOTHER


Abbiamo parlato di Higurashi e di Shiki precedentemente, adesso è il turno di quello che ritengo essere il miglior consiglio che un appassionato di anime possa fare ad uno di film d’orrore: Another.
Questo titolo potremmo facilmente considerarlo un horror con L”H” maiuscola, in quanto cattura con incredibile perizia tutti gli elementi caratteristici dell’horror inteso come genere che copre differenti media, non sfruttando soltanto elementi di stampo nipponico.


Another incolla lo spettatore con una serie incalzante e continua di avvenimenti che coinvolgono i protagonisti afflitti da una paura che si trasmette aldilà dello schermo; non tramite l’immancabile uso di splatter (infatti le scene violente sono limitate all'essenziale) bensì alla presenza di un’atmosfera soffocante d’inesorabilità.
La brillante regia sfrutta ogni possibile mezzo, lo stile del disegno e il character design, le ambientazioni, le inquadrature, la fotografia, le musiche e i suoni, che sfiorano la perfezione, tenendo sospeso lo spettatore in un limbo di angoscia e tensione.


L’atmosfera cupa e piena di mistero che si respira nelle strade di Yomiyama e nella scuola sembrano quasi tangibili.
Infatti è la città di Yomiyama  che fa da sfondo alla storia, dapprima con un prologo nel 1972 dove uno studente liceale del terzo anno di nome Misaki perde la vita in un incidente, per poi  spostarsi nel 1998 vero inizio della vicenda.
Da qui seguiremo il cagionevole, almeno come viene inizialmente presentato , protagonista Kouichi Sakakibara, appena trasferitosi nella casa dei nonni, che ci condurrà nello sviluppo dei 12 episodi di questo adattamento della light novel scritta da Yukito Ayatsuki e realizzati nel 2012.
In conclusione, questa è la terza serie anime horror che recensisco, potreste immaginare che io ne sia assuefatto in ogni media, ma devo dire che riesco ad apprezzarlo specialmente  nelle opere videoludiche e nei cartoni giapponesi.
E non potrei perdere l’occasione di valorizzare una gemma d’anime come Another  che davvero spicca tra gli altri titoli provenienti dal paese del  Sol levante.
Piccola menzione, esiste anche un extra chiamato episodio 0 (zero) che deve essere visionato soltanto al termine della serie.

VOTO: 8


Xaldin03

venerdì 2 febbraio 2018

KISS ME LICIA - LOVE ME KNIGHT (by Lotal)


KISS ME LICIA



Love Me Knight


Manga e musica sono da sempre stati un connubio perfetto, basti pensare a manga famosi come Nana o il più recente Suzuka. Molti artisti si sono interessati a questo duo ma uno dei pionieri è stata Kaoru Tada con il suo manga di successo Love me Knight, conosciuto da noi con il nome di Kiss me Licia. Pubblicato nell’82, rappresenta uno spaccato della cultura rock dell’epoca in Giappone con toni leggeri grazie ad un disegno semplice e funzionale. Attraverso le storie dei nostri protagonisti scorgiamo il contrasto dell’epoca tra la cultura classica giapponese e quella più americana portata nel sol levante attraverso un mondo nuovo, quello della musica rock. Un palco che diventa un mondo fatto di tournee, di incisioni di dischi, di fan spesso ossessivi e di problemi con i propri collaboratori; il tutto vede protagonisti i Beehive una band di Osaka e alcune persone intorno a loro. Per rappresentare in modo più accurato questa realtà l’autrice si rivolse a cantautori dell’epoca, infatti tutti i testi delle canzoni contenuti nell’opera sono frutto di collaborazioni con questi.



 Love me knight è uno shoujo, un manga per ragazze che generalmente tratta di storie d’amore, infatti l’altra faccia della narrazione è incentrata sulla relazione tra il personaggio di Go (Mirko) e Yaeko (Licia). Quest’ultima non rappresenta il classico archetipo della “principessa” ma piuttosto quella della ragazza “acqua e sapone” alla quale le lettrici sono più inclini a trovare punti di contatto. Nonostante larga parte della vicenda sia incentrata su detta storia d’amore i personaggi secondari sono anche loro ben caratterizzati attraverso storie corali, delle volte anche divertenti.


Nell’84 venne prodotto l’anime che ebbe straordinario successo in Italia( tanto da produrre tre serie tv con protagonista Cristina D’Avena nei panni di Licia)  e che invece, in madrepatria, ha lasciato indifferente il pubblico per le enormi modifiche apportate sia alla trama che al design dei personaggi(Licia come vediamo pure nella sigla originale in realtà nel manga è bionda) ricevendo critiche da più fronti per aver  snaturato l’opera fino a trasformarla in una sorta di alternativa all’originale.



Love me Knight in conclusione è un ottimo shoujo manga che non perde il suo stile neanche dopo tutti questi anni come d’altronde anche l’anime, ma a mio avviso vanno considerate come due ottime opere simili; non identiche.

Voto manga: 8
Voto anime :7,5


By Lotal

martedì 30 gennaio 2018

IL SUICIDIO IN GIAPPONE



IL SUICIDIO IN GIAPPONE

Numeri, cause e motivazioni, spiegate direttamente dai giapponesi



È sempre molto difficile affrontare certi temi, soprattutto se ad affrontarli è un "cantastorie" come il sottoscritto; uno che ha sempre preferito la geniale idiozia alle serietà del mondo.
Detto questo, l'argomento "suicidio" in Giappone è un qualcosa che mi ha sempre molto colpito ed incuriosito e vi prometto che proverò, vista l'importanza e la serietà dell'argomento, ad essere il meno idiota possibile (per quanto sia fattibile la cosa).

Penso conosciate più o meno tutti il famoso video di Logan Paul sulla foresta dei suicidi in Giappone.
Per chi se lo fosse perso, cerchiamo di fare un piccolo preambolo.

La foresta dei suicidi (Aokigahara 青木ヶ原) è una foresta ai piedi del monte Fuji dove, sin dal 1950, i giapponesi decidono di concludere la loro vita compiendo l'atto estremo del suicidio. Ogni anno ad Aokigahara sono centinaia le persone che decidono di togliersi la vita.
Logan Paul invece è uno youtuber molto apprezzato dal pubblico (il suo canale ha 16 milioni di iscritti!!!), che però personalmente non seguo; non perché non lo ami o perché lo disprezzi ma semplicemente perché il suo materiale non è di mio gusto.
Tale Logan Paul, durante un viaggio in Giappone ha ben pensato di fare moltissimi video per il suo canale YouTube e di ambientarne uno proprio nella foresta dei suicidi.
Qui, dopo aver casualmente avvistato il corpo di una persona impiccata, ha deciso di creare un video in cui ha finto la casuale scoperta, montando una scenetta preparata ad hoc, con finto shock iniziale e, a mio avviso, qualche battutina di troppo.
Le critiche ricevute sono state tantissime, tanto che il video è stato persino bloccato da YouTube.
Nei primi video montati, ad esempio, non era nemmeno stato oscurato il corpo del povero suicida.
Tutta la comunità, giapponese e non, si è rivoltata contro lo youtuber che ha, d'altro canto, usufruito di una notorietà pazzesca, anche se la sua immagine ne è uscita parecchio indebolita.

Foresta di Aokigahara 青木ヶ原

Logan Paul nel video contestato

Dallo scalpore per questo episodio è tornato alle cronache un argomento molto discusso e spesso sottovalutato che però ha un forte impatto in Giappone e nel mondo: il suicidio.
Il Giappone è uno dei paesi con il maggiore tasso di suicidi al mondo.
I sociologi ne attribuiscono le cause al forte stress lavorativo, all'estenuante competizione e rivalità che si ha sia a casa che al lavoro, ai rapporti umani ed anche a fattori culturali e storici (vi dice niente il seppuku?).

Si calcola che in Giappone in media ogni giorno 70 persone si tolgano la vita.
Oltre 30000 sono il numero di suicidi che si compie ogni anno.

Non sarò qui a darvi una lezione di storia e cultura giapponese, né tantomeno a spiegarvi le motivazioni sociologiche di tale gesto o cercare di dare una mia interpretazione. Sarebbe presuntuoso da parte mia e sarei la solita voce che starnazza nell'aia.
L'idea di questo articolo è proprio quella di dar voce ai giapponesi.
Saranno loro, con le loro parole e le loro risposte, a spiegarci il perché di questo fenomeno ed a permettervi di trarre, alla fine, delle vostre personalissime conclusioni.


Abbiamo posto ai giapponesi due domande su tutte:

-Perché, secondo te, in Giappone il numero dei suicidi è così elevato?
e poi...
-Hai mai pensato al suicidio?

  • Uomo giapponese, 33 anni:
    -Perché c'è molta pressione. In Giappone i neo laureati sono molto ambiti ma non devono avere più di 22 anni (in Giappone la laurea si consegue a 22 anni ndr). Dopo i 22 non si è ben visti. Se sbagli un esame all'università o perdi un anno, sei marchiato per sempre.
    Dobbiamo frequentare le migliori scuole sin dall'infanzia, i genitori vogliono per noi solo le migliori amicizie e la competizione ci accompagna dalla nascita alla morte.
    -No! Non ho mai pensato al suicidio.
  • Donna giapponese, 45 anni:
    -Difficile rispondere. Dovrei chiedere ad una mia amica che ha tentato il suicidio.
    -Mi è capitato di pensare al suicidio ma mai seriamente.
  • Donna giapponese, 38 anni:
    -Bhé... è una domanda davvero difficile perché ogni persona la pensa diversamente, quindi non posso rispondere facilmente.
    -Non ho mai pensato al suicidio perché ho una sola vita a disposizione e voglio godermela. Inoltre devo pensare ai miei due figli che hanno bisogno di me.
  • Donna giapponese, 26 anni:
    -Assolutamente tutta colpa della società che crea molto stress. Non c'è libertà. È una società psicologicamente criminale; non so se riesco a spiegarmi bene ma ha troppe regole e crea un clima non buono per la salute mentale delle persone.
    -Io no, mai pensato al suicidio. Però mia madre sì. Tutta colpa di quel suo cazzo di lavoro!!!
  • Uomo giapponese, 29 anni:
    -Che domanda seria! Allora... penso che le persone che commettono un suicidio credono di non avere altre soluzioni. In Giappone non ci sono abbastanza comunità, luoghi adatti o persone qualificate che possano aiutarli. Ad esempio, persino nelle grandi multinazionali, non esiste un'assistenza psicologica per i dipendenti, cosa che invece è normale negli States.
    -No, mai! Mai pensato di togliermi la vita.
  • Donna giapponese, 28 anni:
    -È un problema di ambiente lavorativo e di cultura. Lo stress e l'alta pressione sul posto di lavoro portano spesso le persone al suicidio.
    -No, mai pensato di togliermi la vita. Però posso capire perché qualcuno possa pensare di commettere un suicidio. Ho sentito e visto persone che lavorano come bestie sotto forte stress.
  • Donna giapponese, 34 anni:
    -C'è molta competizione; tutti si aspettano sempre il massimo e non si può fallire. Inoltre, soprattutto nelle scuole, il bullismo tende a far isolare i ragazzi più deboli e sono tanti quelli che decidono di togliersi la vita perché convinti di essere inadeguati. Un altro problema è la mancanza di comunicazione a casa con i genitori che molte volte sono ignari di ciò che sta capitando al figlio, vittima del bullismo scolastico, ed incapaci di aiutarlo. Gli stessi professori dovrebbero essere più presenti.
    -Anni fa, dopo una forte delusione d'amore, ho avute strani pensieri di buttarmi sotto le rotaie prima di prendere il treno che mi avrebbe portato al posto di lavoro che avevo scelto per compiacere quel traditore.
  • Donna giapponese, 22 anni:
    -Davvero? Non credo che molti giapponesi siano a conoscenza del fatto che qui i suicidi siano così tanti. Non gli diamo molto peso.
    -No, mai.
  • Uomo giapponese, 62 anni:
    -Noi giapponesi siamo un popolo molto diligente ed introverso. C'è una tendenza a non mostrare agli altri le nostre debolezze o insicurezze; questo ci porta ad isolarci dagli altri ed a cercare di sobbarcarci tutti i nostri problemi sulle nostre spalle, senza chiedere aiuto. Tutto ciò delle volte non lascia molte possibilità ed il suicidio è visto come l'unica soluzione.
    -In momenti di difficoltà si può anche pensare male, l'importante è essere forti ed avere una famiglia pronta ad aiutarti.
  • Uomo giapponese, 32 anni:
    -È una domanda a cui è difficile rispondere così al volo. Dovrei rifletterci bene prima di poter dare una risposta.
    -(non ha lasciato una risposta ndr)
  • Donna giapponese, 48 anni:
    -Forse perché il divario tra ricchi e poveri è molto ampio; poi il problema del bullismo a scuola, le molte ore di lavoro, i problemi di cuore...
    -No, mai! Forse perché sono una persona felice. Ma se c'è un bell'uomo come te, divento anche più felice.
    (Ho pensato a lungo se inserire o meno quest'ultima dichiarazione per non apparire troppo sborone. Ma il fatto che una donna giapponese single di 48 anni mi abbia detto una cosa del genere, andava condivisa col mondo! Son conquiste! Vado subito ad aggiornare il mio curriculum)
  • Donna giapponese, 33 anni:
    -Il Giappone è un paese isolato dagli altri ed ha una società molto omogenea. Le persone sono forzate a collaborare tra loro per far sì che la società ne benefici, d'altro canto, in famiglia, le persone sono molto chiuse e più individualiste. Il numero di persone che decidono di vivere da sole sta crescendo molto. Le ragioni del suicidio stanno nella differenza tra quello che la società vuole e quello che l'individuo vuole. Le persone quindi sono molto frustrate e spesso stressate perché non felici dell'ambiente in cui vivono.
    Inoltre noi giapponesi siamo gran lavoratori e questo ci porta a perdere molto tempo al lavoro; tempo che invece dovremmo dedicare a noi stessi. Questo accade soprattutto tra gli uomini dai 25 ai 50 anni, in cui molte volte lo stress causato dal lavoro può portare a vedere il suicidio come una soluzione definitiva.
    -No comment!
  • Donna giapponese, 28 anni:
    -Credo che il problema principale stia nella scarsa comunicazione tra le persone. Inoltre le persone sono troppo pessimiste e si colpevolizzano troppo, chiedendo troppe volte scusa, anche quando non serve.
    -Sinceramente sì, ci ho pensato una volta. Ma non ci sono riuscita; ho avuto troppa paura.

Come potete notare dalle differenti risposte, gli aspetti toccati sono molteplici: lavoro, scuola, società, bullismo, famiglia, ecc.
Sono tanti i motivi che portano la società giapponese ad un punto tale da non vedere alternative "all'insano gesto".




Potrei chiudere in mille modi questo articolo ma preferisco lasciarvi con una risposta scritta da un ragazzo giapponese a Lucia, una nostra lettrice che ha voluto condividere con noi una testimonianza tanto forte (grazie ancora Lucia).

"ciao e perdonami il ritardo, ma come sai, lavoro fino a 16 ore al giorno. Le domande che mi hai posto sono estremamente delicate ma visto che ci conosciamo da anni, ho deciso di rispondere con una panoramica generale.
Suicidio e depressione ..
Sin dalle nostre origini siamo stati un popolo che vive con onore. Con l'onore costruisci relazioni umane; e con relazioni umane e rispetto, puoi vivere bene. Sfortunatamente, ci vogliono soldi per vivere bene. Il Giappone è costoso, non ti permette mezze misure ... o sei ricco o sei povero.
Hai bisogno di soldi per sposarti e hai bisogno di soldi per morire.
Una donna cresce nella speranza di sposare un uomo ricco, perché l'Onore nel corso del tempo si è trasformato in ricchezza. Se voglio una ragazza, devo avere un sacco di soldi ed è per questo che lavoro molto.
Volevo suicidarmi. Ma avrei fatto pesare il suicidio sulle finanze dei miei genitori e avrei fatto perder loro l'onore ... perché la linea sottile tra onore e denaro, come ti ho spiegato, è estremamente fine.
Sorrisi, comportamenti, rispetto ... Valori larghi da descrivere e spero che il mio piccolo rapporto possa aiutarti a capire che dietro ogni sorriso in Giappone ci sono anni di privazioni e anime perse. Ti chiedo cortesemente di non rivelare il mio nome, la rete è strana.
Grazie, ------
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