martedì 23 maggio 2017

IL VERO SIGNIFICATO DI KAMIKAZE


CHE VUOL DIRE KAMIKAZE?

Sapevate che il termine non andrebbe affatto associato al terrorismo?



Conoscete l'origine del termine Kamikaze?

Si può dire che dobbiamo tale termine alla splendida città di Fukuoka, una delle mie città giapponesi preferite.
Perché Fukuoka? Perché è una delle città più ad ovest del Giappone e porto verso l'occidente.
La baia di Hakata (di fronte Fukuoka), porta aperta verso la Corea e la Cina, era il contatto del Giappone verso il mondo e fu per due volte lo scenario del tentativo di conquista del Giappone da parte di Kublai Khan (il Khan di Marco Polo, per intenderci), nipote del più famoso Genghis.

Kublai Khan era un tipetto "pacifico" che amava conquistare, sterminare e radere al suolo ogni posticino su cui puntava gli occhi. Aveva anche la strana usanza di prendere in moglie una donna o una principessa del popolo appena conquistato; così, tanto per gradire!
Pare avesse un harem di tutto rispetto che Vieri e Borriello, scansateve proprio!
Kublai, partendo dalla Mongolia estese il suo dominio in Cina costringendo il grande e potente impero cinese alla resa.
Le sue mire espansionistiche erano senza uguali: sognava persino di arrivare a conquistare l'Europa.
Uno dei suoi consiglieri fu proprio quel Marco Polo, noto veneziano, che fece le sue fortune tramite il commercio con l'impero mongolo.

Kublai Kahn in tutto il suo fascino

Kublai un bel giorno decise che gli zotici abitanti di un'isola dal nome di Cipangu (il Giappone), meritavano la stessa fine di tutti i popoli da lui annientati, e cominciò a pianificare un'invasione.
La prima però gli andò decisamente male...
Con 33000 soldati e 900 navi si diresse verso il Kyūshū, convinto di sbrigare presto la faccenda e di tornarsene presto a casa con una nuova moglie. Il suo timoniere però svoltò male ad un incrocio e l'intera flotta finì nell'occhio di un violento tifone.
Risultato: armata dimezzata e tutti a casa.
Mio padre me lo dice sempre di consultare il meteo prima di partire...

I giapponesi, dal canto loro, prima rilassarono per bene le membra, dopo aver tenuto le chiappe strette a lungo e, con un bel sospiro di sollievo, ringraziando dei e tifone, cominciarono ad edificare una barriera di circa 20 km lungo la costa (un muro alto 2-3 metri, con una base di circa 3 metri, tuttora visibile).
Famo un muro- pensarono -vedi come la blocchiamo l'immigrazione clandestina.
Caspita! Trump non è il primo che ci pensa.
Peccato che ancor prima dei giapponesi ci avevano già pensato i cinesi, costruendo la Grande Muraglia, per difendersi dai mongoli.
Ma visto che vi sto parlando di Kublai Khan, imperatore della Mongolia che invase la Cina e da qui e dalla Corea, partì alla conquista del Giappone, capirete che l'idea non ebbe molto successo (almeno non alla lunga).

Kublai però, dispettoso come Kim Jong Un, non poteva accettare la sconfitta. e poi, volete mettere? Un nuovo muro da scavalcare dopo la grande muraglia, non poteva mica lasciarlo lì! Intonso!
E tutti sanno quanto piacesse scavalcare o radere al suolo i muri, a quel guerrafondaio di Kublai.
Una seconda invasione era scontata meno di "Sei Un Mito" ad una serata karaoke.
Ed infatti a distanza di soli due anni, il buon Kublai ci riprovò.
Prima inviando in Giappone (a Kamakura) 5 emissari mongoli per trattare la resa del Giappone; ma si sa, i giappi sono gente permalosetta e, il severo (ma giusto!) Hojo Tokimune, del Clan Hojo, ottavo shogun reggente, fece decapitare i poveri malcapitati...
Il prossimo che mi dice: "ambasciator non porta pena" lo crepo. Andatelo a raccontare a quei poveretti ed a tutta la schiera di ambasciatori fottuti da 'sto detto. La storia è piena di tombe di buoni ambasciatori con famiglia e cane in giardino; che un giorno sono usciti di casa salutando con un semplice: "torno presto che tanto il tipo con cui devo andare a parlare mi pare 'na persona a modo. Stasera pizza?"

Kublai attese solo altri due anni, raggruppando le forze e costruendo un'altra flotta imponente (oltre 1100 navi), poi si scagliò con tutta la sua forza verso il muro giapponese.
Che gli avranno mai fatto i muri a Kublai, nessuno lo ha ancora scoperto.
Divise la flotta in due per questioni logistiche e di spazio nei porti, una dalla Corea contro il muro ed una di rinforzo dalla Cina come supporto.
Purtroppo per lui il muro resse, ma la cosa più straordinaria fu che, nonostante tutto, il buon Kublai non aveva ancora imparato una importantissima lezione.
-Allora, che devo portare per 'sta guerra? Le navi le ho; i soldati pure; le armi mi sembrano tutte a posto; le mie 200 mogli le muro in casa, non si sa mai; mutande pulite e pigiama; cellulare, chiavi... mi pare sia tutto. Nnamo!
...
Il Meteo Kublai!!! il Meteo!!!
Lo sanno tutti che in Giappone a giugno e luglio è meglio non andare ché è tempo di Monsoni!
Che mi crediate o no: altro tifone e via tutti i rinforzi. Flotta decimata.
Kublai fu annientato dalla strenua resistenza che le forze giapponesi misero in atto e dal maltempo!
Quei venti provvidenziali furono battezzati shinpū o kamikaze, che significa "vento divino", a significare il benvolere degli dei protettori.

Espulsione dei mongoli grazie al kamikaze

Il termine odierno però, viene erroneamente associato a "bombarolo", ossia a qualcuno che si uccide per fare una strage.
In realtà il termine kamikaze venne riutilizzato in Giappone anche nella seconda guerra mondiale, ad identificare dei veri e propri eroi di guerra. Piloti dell'aviazione nipponica che, oramai sul finire della guerra, con poche risorse e addirittura senza carburante, decollavano dalle basi Giapponesi, per difendere la propria nazione, ben consci di andare incontro a morte certa. La loro missione era sin dall'inizio una missione suicida, in quanto il carburante non sarebbe mai stato sufficiente per permettere agli aerei di tornare indietro fino alle basi. Questi soldati, esaurite le munizioni, preferivano schiantarsi contro le navi statunitensi, affondandole; piuttosto che finire in mare o essere abbattuti.
Esattamente come il vento divino che bloccò Kublai, i piloti giapponesi diedero la loro vita per difendere il loro paese, affondando varie navi.

USS Bunker Hill colpita da due kamikaze

Se tutto questo fosse successo a schieramenti invertiti, questi soldati sarebbero stati osannati dalla stampa e dalla propaganda dei vincitori e, senza ombra di dubbio, appellati ad eroi.
Purtroppo per loro erano piloti della fazione dei vinti e sono tuttora denigrati e derisi dalla storia, considerati degli sciocchi e dei folli. Dall'altra parte, invece, chi sganciò due bombe atomiche causando la morte istantanea di oltre 200000 persone e la lunga agonia di molti altri (tra anziani, donne, bambini, senza alcuna distinzione), osannati a salvatori del mondo.
Lo smacco più grande per i giapponesi, inoltre, è l'errata associazione di una parola che, nonostante nella cultura nipponica sia considerata pari ad un sommo gesto eroico ed alla benevolenza divina, per tutto il mondo ha una sola valenza: TERRORE.