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domenica 24 dicembre 2017

VIVERE E LAVORARE IN GIAPPONE


VIVERE E LAVORARE IN GIAPPONE

Come fare per lavorare e vivere in Giappone? Che requisiti servono? Quali sono i mestieri più richiesti?



L'altro giorno dalla posta privata di Giapponiamo abbiamo ricevuto un messaggio di Cristian (grande Cristian! Lo salutiamo 👋) che mi chiedeva delle mie esperienze in Giappone e di come fare per vivere lì.
Ho preso spunto dalle sue domande per scrivere questo articolo, cercando di spiegare un po' come funziona la cosa.
Partiamo dalla domanda più gettonata:
è possibile vivere in Giappone?
Certo che è possibile ma dovete sapere che non è semplicissimo.

Come forse saprete il Giappone è un paese abbastanza chiuso verso gli stranieri e la sua politica immigratoria è molto severa.
Rispetto all'andare in Spagna, Germania, Francia o Inghilterra (pre-brexit) risulterà quindi molto più arduo.
Perché?
Per cultura, nazionalismo, società.
I giappi son fatti così.
Il loro ragionamento è il seguente: se un lavoro può farlo un giapponese, perché dovrei farlo fare ad uno straniero?
Questo vi mette immediatamente in una posizione di svantaggio rispetto ad un lavoratore giapponese: in Giappone l'importante è essere giapponesi.
Ma come vi dicevo all'inizio, è sí impresa difficile ma non impossibile.
Non demoralizzatevi!
In tanti ci riescono.


Ci sono molti modi per avere un visto in Giappone ma essenzialmente, i più comuni sono quello per lavoro, per studio e per matrimonio, oltre a quello turistico ovviamente, valido per soli 3 mesi e che non permette a chi ne è in possesso di lavorare.
Questi ovviamente non sono gli unici visti disponibili: ad esempio nell'ambito del visto per motivi di lavoro ne esiste uno per chi lavora nel mondo della moda (generalmente per modelli e modelle) ed è un visto particolare perché ti permette di lavorare solo in quell'ambito. Sono comunque visti rari e difficilmente li si riesce ad ottenere in Giappone; anche se ho sentito alcune storie di ragazzi e ragazze italiane, fermati per strada e messi sotto contratto come modelli; soprattutto a Tokyo (più difficile nelle altre città).

Partiamo dal visto lavorativo.
Prima cosa da capire: se volete vivere e lavorare in Giappone dovete offrire qualcosa che il Giappone richiede o che in Giappone scarseggia.
In molti partono per il Giappone con una laurea in lingue orientali e/o giapponese. Non una mossa vincente, visto che quello che andreste ad offrire come lavoratori sarebbe la conoscenza (sommaria) di una lingua che (indovinate un po'?) in Giappone parlano TUTTI!
Gli sbocchi lavorativi sono pochi e saturi: professore d'Italiano (mestiere ahimè sempre meno richiesto), guida turistica, traduttore...
Quello che sento di consigliarvi, da parte mia, è di andare in Giappone con un'altra qualifica.


Ah! Dimenticavo una cosa fondamentale. Per avere il visto lavorativo, in Giappone, serve la laurea. Senza, a meno che non lavoriate nella ristorazione (ma ne parlerò dopo) non andate da nessuna parte.
Purtroppo il nostro paese ha ancora numeri molto bassi per quanto riguarda i laureati: si conta infatti che solo il 26% dei giovani tra i 25-34 anni sia laureto (penultimi in Europa). Cifre vergognose se si paragona il dato con il 42% del Giappone e, considerando anche il fatto che il Giappone ha una popolazione doppia rispetto alla nostra, questo dato rende il gap ancora più preoccupante.
Ora, non voglio difendere l'Italia e gli studenti italiani ma, avendo avuto la fortuna di conoscere l'università sia in Italia che all'estero, posso assicurarvi che la nostra è effettivamente più difficile... ma soprattutto molto più obsoleta.
L'università giapponese non è affatto complicata; il difficile è entrarvi, in quanto il test d'ingresso è davvero arduo ma una volta dentro è una passeggiata.
Il 95% degli studenti giapponesi si laurea in corso, a differenza del 45% di quelli italiani.
Ora, voglio dire, siamo noi tanto capre oppure è la nostra università a non funzionare?
A voi la risposta...

Ma torniamo all'argomento principale, non fatemi divagare troppo.
Quindi, per lavorare in Giappone, la laurea è fondamentale.
Tra le lauree più richieste vi sono: infermieristica (pare che nessun giapponese voglia fare l'infermiere: turni massacranti e poche ferie), ingegneria, economia, e tutte quelle varie "scienze" che hanno a che fare con la finanza, la tecnologia, il web, i social, ecc ecc.
Non avete una laurea ma volete lavorare nella ristorazione?
Bene! Ma anche in questo caso i requisiti richiesti non sono banali: almeno 10 anni di esperienza lavorativa documentabile, attestati o diplomi, ecc.
Un escamotage per lavorare in Giappone è quello di aprire una propria attività: basta un investimento iniziale di "soli" 5 milioni di yen (al cambio odierno 37 mila €) ed un immobile che funga da ufficio amministrativo. Semplice no? 😨
Il visto lavorativo dura generalmente un anno (a meno di qualche rara eccezione) e va annualmente rinnovato con documenti che dimostrino che si è ancora assunti.


Quello che io vi consiglio, che poi sarà il secondo punto che andremo a trattare, è di cominciare con una scuola di lingua giapponese, ottenendo così il visto studentesco.

Pro:
  • vi permette di arrivare in Giappone senza la minima conoscenza della lingua (anche se personalmente, consiglio sempre un'infarinatura prima di partire)
  • inserendovi in una scuola farete molte nuove amicizie e conoscenze, sia giapponesi che internazionali
  • imparerete la lingua direttamente in Giappone con professori giapponesi, molto più velocemente di come fareste in Italia
  • avrete la possibilità di trovare dei lavori part-time per mantenervi negli studi (max 20 o 25 ore settimanali)
  • vi permette di ambientarvi in una nazione diversa dalla nostra nella quale potreste anche non trovarvi bene e, in tal caso, tornare in Italia velocemente, senza il problema di un lavoro da lasciare,di una casa in affitto, ecc...

Contro:
  • costo elevato (stiamo sui 10-15 mila € per 12 mesi)
  • finita la scuola dovrete essere voi a farvi in 4 (ma anche in 16) per trovare un datore di lavoro che possa farvi da garante per il visto lavorativo
  • difficoltà della materia (per arrivare ad un livello alto di conoscenza del giapponese servono dai 2 ai 5 anni, a seconda delle vostre capacità e del vostro tempo)

Questo comunque è il modo più semplice per mettere piede legalmente in Giappone, cominciare ad ambientarsi, conoscere la società, lavorare (anche se part-time), imparando nel frattempo la lingua.
Il visto studentesco varia a seconda del tempo in cui sarete iscritti alla scuola. Può essere di 6 mesi, 1 anno, 2 anni, ecc...



Un altro modo di ottenere il visto studentesco è tramite la propria università (internship, fellowship, scambi culturali) oppure iscriversi ad un dottorato in alcune università giapponesi. Annualmente escono dei bandi di concorso che potrete trovare sul sito dell'ambasciata giapponese in cui si offrono dottorati o periodi di studio in qualche università giapponese.
Se foste interessati vi consiglio di controllare periodicamente il sito, in modo da partecipare ad eventuali bandi di borse di studio annuali (tipo questa). Oppure in questi giorni vi è un bando per cittadini italiani (nati tra il 1996 ed il 2001) che vogliano studiare in un'università in Giappone e prendere lì la laurea (trovate qui la pagina).

Passiamo a quello che potrebbe sembrare il modo più semplice: il visto per matrimonio.
Bhè, come conoscere una ragazza giapponese ve l'ho già detto molte volte (trovate l'articolo qui) ma dovete sapere che non basta sposarvi per avere il visto.
Innanzitutto dipende dal luogo in cui vi sposerete: se Giappone o Italia, o addirittura estero.
Se vi sposate in Giappone, le cose saranno un po' più semplici (sto usando un eufemismo) perché comunque la burocrazia a cui dovrete fare riferimento sarà solo quella giappa. Se vi sposate in Italia, invece, dovrete avere a che fare con entrambe le burocrazie (in bocca al lupo!!!).
Rimane il fatto che non basta sposarsi per avere automaticamente il visto per matrimonio, ma il vostro partner giapponese dovrà anche essere in grado di dimostrare un reddito annuale tale da potersi permettere il vostro mantenimento. Questo non conta se già lavorate in Giappone ed avete un reddito alto; ma in questo caso vorrebbe dire avere già un visto di tipo lavorativo.
La cosa assurda è che il visto matrimoniale avrà una scadenza (annuale agli inizi, poi ogni 2 o ogni 5 anni) ed andrà rinnovato ad ogni scadenza.
Perché? Perché molti stranieri in passato si sposavano solo per il visto, per poi divorziare velocemente e rimanere in Giappone.
In questo modo invece dovrete garantire allo stato che la vostra unione è reale e che non avete solo cercato una scappatoia per aggirare le leggi ed ottenere il visto.
Addirittura subirete una sorta di interrogatorio al momento della prima richiesta di visto per capire come avete conosciuto la vostra partner, da quanto tempo, ecc ecc.


Questi sono gli unici modi legali per vivere e lavorare in Giappone. Di quelli illegali non parlerò perché non mi sembra proprio il caso ed inoltre non ho la minima intenzione di "inzozzare" il mio blog con simili argomenti...

Ci stavate davvero credendo?

Scherzavo... 😜

Esistono agenzie che in cambio di un lauto compenso vi organizzeranno un falso matrimonio per avere il visto. Roba che... ma dai! Non pensateci nemmeno!!!
Un altro metodo molto utilizzato è quello del fine settimana in Korea allo scadere del visto turistico.
Mi spiego meglio: il visto turistico permette una permanenza massima di 90 giorni in Giappone, scaduti i quali dovrete abbandonare il paese.
Inoltre il visto turistico non permette a chi lo possiede di lavorare, anche se alcune persone sfidano le leggi giapponesi e trovano dei lavoretti retribuiti in nero.
Rimane comunque il fatto che non si può stare in Giappone oltre la scadenza del proprio visto. Le leggi sono molto severe e le pene anche più.
Alcune di queste persone, in possesso di un mestiere retribuito in nero, alla scadenza del loro visto turistico di 3 mesi, lasciano il Giappone per andare qualche giorno in una nazione vicina (in genere la Korea) e per avere il visto rinnovato di altri 3 mesi al loro ritorno in Giappone.
Vi sconsiglio vivamente questo trucchetto per vari motivi: 
  1. anche se non espressamente vietato dalla legge, un funzionario doganale, potrebbe tranquillamente rifiutarsi di farvi entrare una volta scoperto il vostro trucchetto.
  2. se sarete respinti alla dogana verrete "gentilmente" accompagnati al primo volo diretto verso l'Italia con il divieto di poter mettere nuovamente piede in Giappone per anni.
  3. il costo del primo biglietto disponibile verso la vostra madrepatria sarà interamente addebitato a voi e se non avrete soldi per permettervelo, potreste anche passare qualche notte in cella, mentre il governo giapponese informerà l'ambasciata italiana della vostra detenzione.
  4. in Giappone non amano i furbetti all'italiana; tutt'altro! E vi assicuro che non è mai bello avere a che fare con le autorità nipponiche, che dei vostri diritti se ne sbattono ampiamente.

Una prigione giapponese. Se un appartamento vi
sembrerà piccolo, non vi auguro di provare una cella

Lo so!
Avrò sicuramente rovinato i sogni di molti ma vi avevo avvisato che non sarebbe stato facile.
Detto questo, per chiunque di voi fosse davvero intenzionato alla cosa, avrete sicuramente capito che è sí difficile ma non impossibile. Basta volerlo davvero, impegnarsi duramente e focalizzare l'obiettivo. In molti ci riescono! Geni? No, persone come voi che sapevano esattamente quello che volevano dalla vita.
E ragazzi... studiate! Sempre! Imparate, leggete, viaggiate, informatevi, e se volete lavorare in Giappone, prendete una laurea (qualunque sia).
Non permettete a chi vuole "gestirvi" di poterlo fare rendendovi ignoranti. Perché è questo che vogliono, sarà più facile per loro controllare chi le cose le ignora. Fate in modo di avere sempre voce in capitolo, e per far questo, l'unico modo è conoscere, sapere, aprire le vostre menti ed imparare!
La più grande arma di distruzione di massa è l’ignoranza.

Ma quanto caxxo sono profondo?

venerdì 21 luglio 2017

MESTIERI CHE PUOI TROVARE SOLO IN GIAPPONE

I MESTIERI PIÙ BIZZARRI DEL GIAPPONE




L'OMINO LAMPEGGIANTE
Nei comuni cantieri giapponesi non esiste una luce segnaletica lampeggiante come qui in Italia, ma l'incarico del cono di segnalazione viene affidato ad un simpatico omino che, con un lampeggiante in mano, si agiterà per avvisare automobilisti e pedoni dei lavori in corso. Impassibile ed instancabile, non smetterà di agitare la sua torcia di segnalazione in nessun caso; nemmeno alle 4 di notte, nemmeno se la strada è deserta, mai e poi mai.



IL TIFOSO DA SALAGIOCHI
L'esperienza in una sala giochi giapponese è qualcosa che tutti noi dovremmo provare nella vita. Un caleidoscopio di luci, colori e musiche che manco al luna park. Giochi di ogni genere, vecchi e nuovi, ufo catcher e purikura (delle cabine per foto tessere personalizzabili). In mezzo a questo paese dei balocchi esiste la figura professionale più bella del mondo; quella per la quale abbandonerei tutto e mi trasferire in Giappone. Il tifoso da salagiochi.
Trattasi di un addetto alla sala, di supporto per tutti i giocatori, pronto a spiegare il funzionamento di qualsiasi gioco, risolvere ogni possibile problema e... fare il tifo per te!
Avete capito bene. Questi professionisti ultras made in Nintendo&Sega si sistemeranno alle vostre spalle mentre sarete intenti a giocare e vi supporteranno con incitamenti, urla e cori da stadio.
Mamma, perché mi hai partorito in Italia?



HOSTESS & HOST
In una società in cui l'affetto sociale (ed anche famigliare) è, per così dire, "freddino", ecco che nasce una figura professionale unica nel suo genere.
Non sono prostitute, non sono spogliarelliste né accompagnatrici (idem per gli uomini). Quello della hostess e dell' host è un mestiere di difficile comprensione per noi europei. Trattasi infatti di una figura rassicurante, pronta ad ascoltarci e sì, di bella presenza. Queste belle ragazze e questi aitanti giovanotti offrono del "supporto sociale" a persone sole, senza affetti famigliari o semplicemente in cerca di attenzioni da parte di una giovane ragazza o ragazzo. A proposito: non crediate che i club per donne siano meno dei club per uomini... il rapporto non sarà magari di 1 a 1 ma siamo vicini.
Qui trovate l'articolo di GIAPPONIAMO che spiega meglio il fenomeno



BUTTADENTRO NEI TRENI
Li adoro! Sembrano dei capostazione tutti eleganti nella loro uniforme, con guanti bianchi al seguito. Numerosissimi alle fermate più affollate del Giappone, pronti a scattare in caso di necessità.
Cosa fanno?
ENTRANO LA GENTE!
Spingono spingono e spingono fino allo sfinimento, stipando più gente possibile dentro vagoni stracolmi e senza ossigeno. Scene oltre ogni umana immaginazione. Gente schiacciata alle vetrate, altra incastrata tra ammassi di carne che nemmeno il "twister" nei mitici anni 90.
E loro lì, che spingono... e che entrano la gente.
La nemesi di Herbert Ballerina che voleva fare l'usciere...



L'OMINO URLANTE COL MENÙ
Nelle nostre città d'arte magari si può anche riscontrarne l'italica variante di questa figura professionale che personalmente mi sta molto simpatica. L'uomo all'esterno del locale che "cattura" turisti e clienti mostrando il menù e decantando le lodi del suo ristorante o bar.
La variante giappa però ha lo sprint nipponico che brucia la concorrenza.
L'omino col menù infatti urla! Urla alla grande!
Certe grida da farti accapponare la pelle e balzare improvvisamente, che l'agguato del tuo gatto quando esce all'improvviso dall'armadio è acqua e zucchero! Certi colpi di panico misto a sorpresa che ti portano alla bocca le peggiori esclamazioni del mondo.
Gli omini col menù (ma sono spesso anche donne) si aggirano nel quartiere alla ricerca di clienti e, una volta addescato qualcuno, lo si accompagna sino all'ingresso, ritirandosi poi con ossequiosi saluti e duemila inchini per tornare ai propri compiti. Urlare! Urlare a squarcia gola!

Questa donnina urlante anticipa la prossima categoria

CAMERIERA MAID
Le cameriere nei Maid Cafe sono delle semplici cameriere vestite in stile vittoriano. Esistono infatti in Giappone specifici locali (tali Maid Cafe) in cui la clientela, generalmente maschile, si intrattiene sorseggiando un caffè o un tè verde e mangiando dolci, mentre queste signorine in abiti vittoriani (alcune volte succinti), li servono con attenzioni superiori alla norma. Un po' come farebbe una colf o una cameriera personale.
Torniamo a battere sul solito punto: molti giapponesi ne hanno bisogno.



TUTTOFARE NELLE RYOKAN
Siete mai stati in una ryokan? Se sì allora avrete già capito di cosa vi sto per parlare, se no vi consiglio vivamente l'esperienza.
Le ryokan sono tipici "alberghi" giapponesi la cui struttura risale al periodo Edo. Sono quindi dei posti in cui soggiornare, respirando l'aria della pura tradizione giapponese, dormendo in futon sul tatami, indossando comodi abiti dal taglio giapponese ed i famosi sandali ad infradito stile Sampei Nihira.
La cena e la colazione vengono serviti in camera e sono composti da specialità del posto preparate ad arte che richiamano la cucina di un tempo.
In questi "stargate" verso il passato noterete che, al vostro arrivo, saranno delle donne ad occuparsi dei vostri bagagli (ma non solo: anche di sistemarvi la stanza, di servirvi cena e colazione, ecc).
Minute, spesso anziane e vestite in kimono o yukata, caricheranno i vostri bagagli con una forza disumana che vi farà apparire forti ed aitanti come il sig. Montgomery Burns. E a nulla varranno i vostri tentativi di puro italico orgoglio nell'evitare alla nonnina di turno uno sforzo del genere. Si sentiranno offese se non le lascerete fare il loro dovere. Forti e fiere, made in Japan.




GEISHA & MAIKO
C'è tantissima disinformazione su cosa sia realmente una Geisha o una Maiko.
In Italia abbiamo l'errata convinzione che la Geisha sia l'equivalente di una cortigiana, il cui compito è quello di intrattenere gli uomini con prestazioni sessuali. Questa figura in realtà esisteva davvero ma era chiamata Oiran e si distingue dalle Geishe perché indossa l'obi (la cintura del kimono legata con un fiocco) sul davanti, mentre le Geishe posteriormente. Il perché è semplice: le Oiran dovevano vestirsi e svestirsi continuamente. Avete presente quanto sia difficile indossare un kimono??? Ve lo dico io, livello difficoltà: toccarsi il naso con la lingua mentre si muovono le orecchie.
Ma allora cosa sono le Geishe? E le Maiko?
Sono delle artiste che si occupano dell'intrattenimento suonando, cantando, danzando e recitando. Sono delle figure molto eleganti che hanno bisogno di anni ed anni di pratica prima di diventare Geishe. La Maiko infatti non è che un'apprendista Geisha, impegnata nella formazione e nello studio delle arti.
Tutt'oggi in Giappone, sebbene in maniere ridotta, esiste ancora questa figura professionale molto ricercata e... moooolto costosa.



LA COSTUMISTA
Nelle città giapponesi che non si sono completamente arrese alla totale modernità ma che hanno mantenuto forti legami con il passato e le tradizioni, esistono dei negozi in cui è possibile affittare dei kimono per uno o più giorni.
Questo permette a molti turisti (non solo giapponesi) di rivivere appieno l'atmosfera di un Giappone che fu, in totale contraddizione con la modernità odierna, ed anche di fare del sano Cosplay (travestimento) che i giapponesi tanto amano.
La vestizione dura dai 30 ai 40 minuti e nel caso delle donne anche più, visto che oltre al kimono bisogna sostare dal parrucchiere che sistemerà l'acconciatura in stile Edo.
Anche in questo caso sono alcune donne ad occuparsi della vestizione, un'arte antica e complessa. Indossare un kimono è una cosa complicatissima! Il nodo della cravatta in confronto è uno scherzetto per mocciosi.
Comunque, se ve lo state chiedendo, sì!: è abbastanza imbarazzante stare in mutande di fronte a delle simpatiche vecchiette tutte intente a vestirvi. Ancor di più quando l'addetta alla vestizione non è poi così vecchia, magari under 30 ed anche moooolto carina. Difficilissimo! Giuro!