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martedì 30 gennaio 2018

IL SUICIDIO IN GIAPPONE



IL SUICIDIO IN GIAPPONE

Numeri, cause e motivazioni, spiegate direttamente dai giapponesi



È sempre molto difficile affrontare certi temi, soprattutto se ad affrontarli è un "cantastorie" come il sottoscritto; uno che ha sempre preferito la geniale idiozia alle serietà del mondo.
Detto questo, l'argomento "suicidio" in Giappone è un qualcosa che mi ha sempre molto colpito ed incuriosito e vi prometto che proverò, vista l'importanza e la serietà dell'argomento, ad essere il meno idiota possibile (per quanto sia fattibile la cosa).

Penso conosciate più o meno tutti il famoso video di Logan Paul sulla foresta dei suicidi in Giappone.
Per chi se lo fosse perso, cerchiamo di fare un piccolo preambolo.

La foresta dei suicidi (Aokigahara 青木ヶ原) è una foresta ai piedi del monte Fuji dove, sin dal 1950, i giapponesi decidono di concludere la loro vita compiendo l'atto estremo del suicidio. Ogni anno ad Aokigahara sono centinaia le persone che decidono di togliersi la vita.
Logan Paul invece è uno youtuber molto apprezzato dal pubblico (il suo canale ha 16 milioni di iscritti!!!), che però personalmente non seguo; non perché non lo ami o perché lo disprezzi ma semplicemente perché il suo materiale non è di mio gusto.
Tale Logan Paul, durante un viaggio in Giappone ha ben pensato di fare moltissimi video per il suo canale YouTube e di ambientarne uno proprio nella foresta dei suicidi.
Qui, dopo aver casualmente avvistato il corpo di una persona impiccata, ha deciso di creare un video in cui ha finto la casuale scoperta, montando una scenetta preparata ad hoc, con finto shock iniziale e, a mio avviso, qualche battutina di troppo.
Le critiche ricevute sono state tantissime, tanto che il video è stato persino bloccato da YouTube.
Nei primi video montati, ad esempio, non era nemmeno stato oscurato il corpo del povero suicida.
Tutta la comunità, giapponese e non, si è rivoltata contro lo youtuber che ha, d'altro canto, usufruito di una notorietà pazzesca, anche se la sua immagine ne è uscita parecchio indebolita.

Foresta di Aokigahara 青木ヶ原

Logan Paul nel video contestato

Dallo scalpore per questo episodio è tornato alle cronache un argomento molto discusso e spesso sottovalutato che però ha un forte impatto in Giappone e nel mondo: il suicidio.
Il Giappone è uno dei paesi con il maggiore tasso di suicidi al mondo.
I sociologi ne attribuiscono le cause al forte stress lavorativo, all'estenuante competizione e rivalità che si ha sia a casa che al lavoro, ai rapporti umani ed anche a fattori culturali e storici (vi dice niente il seppuku?).

Si calcola che in Giappone in media ogni giorno 70 persone si tolgano la vita.
Oltre 30000 sono il numero di suicidi che si compie ogni anno.

Non sarò qui a darvi una lezione di storia e cultura giapponese, né tantomeno a spiegarvi le motivazioni sociologiche di tale gesto o cercare di dare una mia interpretazione. Sarebbe presuntuoso da parte mia e sarei la solita voce che starnazza nell'aia.
L'idea di questo articolo è proprio quella di dar voce ai giapponesi.
Saranno loro, con le loro parole e le loro risposte, a spiegarci il perché di questo fenomeno ed a permettervi di trarre, alla fine, delle vostre personalissime conclusioni.


Abbiamo posto ai giapponesi due domande su tutte:

-Perché, secondo te, in Giappone il numero dei suicidi è così elevato?
e poi...
-Hai mai pensato al suicidio?

  • Uomo giapponese, 33 anni:
    -Perché c'è molta pressione. In Giappone i neo laureati sono molto ambiti ma non devono avere più di 22 anni (in Giappone la laurea si consegue a 22 anni ndr). Dopo i 22 non si è ben visti. Se sbagli un esame all'università o perdi un anno, sei marchiato per sempre.
    Dobbiamo frequentare le migliori scuole sin dall'infanzia, i genitori vogliono per noi solo le migliori amicizie e la competizione ci accompagna dalla nascita alla morte.
    -No! Non ho mai pensato al suicidio.
  • Donna giapponese, 45 anni:
    -Difficile rispondere. Dovrei chiedere ad una mia amica che ha tentato il suicidio.
    -Mi è capitato di pensare al suicidio ma mai seriamente.
  • Donna giapponese, 38 anni:
    -Bhé... è una domanda davvero difficile perché ogni persona la pensa diversamente, quindi non posso rispondere facilmente.
    -Non ho mai pensato al suicidio perché ho una sola vita a disposizione e voglio godermela. Inoltre devo pensare ai miei due figli che hanno bisogno di me.
  • Donna giapponese, 26 anni:
    -Assolutamente tutta colpa della società che crea molto stress. Non c'è libertà. È una società psicologicamente criminale; non so se riesco a spiegarmi bene ma ha troppe regole e crea un clima non buono per la salute mentale delle persone.
    -Io no, mai pensato al suicidio. Però mia madre sì. Tutta colpa di quel suo cazzo di lavoro!!!
  • Uomo giapponese, 29 anni:
    -Che domanda seria! Allora... penso che le persone che commettono un suicidio credono di non avere altre soluzioni. In Giappone non ci sono abbastanza comunità, luoghi adatti o persone qualificate che possano aiutarli. Ad esempio, persino nelle grandi multinazionali, non esiste un'assistenza psicologica per i dipendenti, cosa che invece è normale negli States.
    -No, mai! Mai pensato di togliermi la vita.
  • Donna giapponese, 28 anni:
    -È un problema di ambiente lavorativo e di cultura. Lo stress e l'alta pressione sul posto di lavoro portano spesso le persone al suicidio.
    -No, mai pensato di togliermi la vita. Però posso capire perché qualcuno possa pensare di commettere un suicidio. Ho sentito e visto persone che lavorano come bestie sotto forte stress.
  • Donna giapponese, 34 anni:
    -C'è molta competizione; tutti si aspettano sempre il massimo e non si può fallire. Inoltre, soprattutto nelle scuole, il bullismo tende a far isolare i ragazzi più deboli e sono tanti quelli che decidono di togliersi la vita perché convinti di essere inadeguati. Un altro problema è la mancanza di comunicazione a casa con i genitori che molte volte sono ignari di ciò che sta capitando al figlio, vittima del bullismo scolastico, ed incapaci di aiutarlo. Gli stessi professori dovrebbero essere più presenti.
    -Anni fa, dopo una forte delusione d'amore, ho avute strani pensieri di buttarmi sotto le rotaie prima di prendere il treno che mi avrebbe portato al posto di lavoro che avevo scelto per compiacere quel traditore.
  • Donna giapponese, 22 anni:
    -Davvero? Non credo che molti giapponesi siano a conoscenza del fatto che qui i suicidi siano così tanti. Non gli diamo molto peso.
    -No, mai.
  • Uomo giapponese, 62 anni:
    -Noi giapponesi siamo un popolo molto diligente ed introverso. C'è una tendenza a non mostrare agli altri le nostre debolezze o insicurezze; questo ci porta ad isolarci dagli altri ed a cercare di sobbarcarci tutti i nostri problemi sulle nostre spalle, senza chiedere aiuto. Tutto ciò delle volte non lascia molte possibilità ed il suicidio è visto come l'unica soluzione.
    -In momenti di difficoltà si può anche pensare male, l'importante è essere forti ed avere una famiglia pronta ad aiutarti.
  • Uomo giapponese, 32 anni:
    -È una domanda a cui è difficile rispondere così al volo. Dovrei rifletterci bene prima di poter dare una risposta.
    -(non ha lasciato una risposta ndr)
  • Donna giapponese, 48 anni:
    -Forse perché il divario tra ricchi e poveri è molto ampio; poi il problema del bullismo a scuola, le molte ore di lavoro, i problemi di cuore...
    -No, mai! Forse perché sono una persona felice. Ma se c'è un bell'uomo come te, divento anche più felice.
    (Ho pensato a lungo se inserire o meno quest'ultima dichiarazione per non apparire troppo sborone. Ma il fatto che una donna giapponese single di 48 anni mi abbia detto una cosa del genere, andava condivisa col mondo! Son conquiste! Vado subito ad aggiornare il mio curriculum)
  • Donna giapponese, 33 anni:
    -Il Giappone è un paese isolato dagli altri ed ha una società molto omogenea. Le persone sono forzate a collaborare tra loro per far sì che la società ne benefici, d'altro canto, in famiglia, le persone sono molto chiuse e più individualiste. Il numero di persone che decidono di vivere da sole sta crescendo molto. Le ragioni del suicidio stanno nella differenza tra quello che la società vuole e quello che l'individuo vuole. Le persone quindi sono molto frustrate e spesso stressate perché non felici dell'ambiente in cui vivono.
    Inoltre noi giapponesi siamo gran lavoratori e questo ci porta a perdere molto tempo al lavoro; tempo che invece dovremmo dedicare a noi stessi. Questo accade soprattutto tra gli uomini dai 25 ai 50 anni, in cui molte volte lo stress causato dal lavoro può portare a vedere il suicidio come una soluzione definitiva.
    -No comment!
  • Donna giapponese, 28 anni:
    -Credo che il problema principale stia nella scarsa comunicazione tra le persone. Inoltre le persone sono troppo pessimiste e si colpevolizzano troppo, chiedendo troppe volte scusa, anche quando non serve.
    -Sinceramente sì, ci ho pensato una volta. Ma non ci sono riuscita; ho avuto troppa paura.

Come potete notare dalle differenti risposte, gli aspetti toccati sono molteplici: lavoro, scuola, società, bullismo, famiglia, ecc.
Sono tanti i motivi che portano la società giapponese ad un punto tale da non vedere alternative "all'insano gesto".




Potrei chiudere in mille modi questo articolo ma preferisco lasciarvi con una risposta scritta da un ragazzo giapponese a Lucia, una nostra lettrice che ha voluto condividere con noi una testimonianza tanto forte (grazie ancora Lucia).

"ciao e perdonami il ritardo, ma come sai, lavoro fino a 16 ore al giorno. Le domande che mi hai posto sono estremamente delicate ma visto che ci conosciamo da anni, ho deciso di rispondere con una panoramica generale.
Suicidio e depressione ..
Sin dalle nostre origini siamo stati un popolo che vive con onore. Con l'onore costruisci relazioni umane; e con relazioni umane e rispetto, puoi vivere bene. Sfortunatamente, ci vogliono soldi per vivere bene. Il Giappone è costoso, non ti permette mezze misure ... o sei ricco o sei povero.
Hai bisogno di soldi per sposarti e hai bisogno di soldi per morire.
Una donna cresce nella speranza di sposare un uomo ricco, perché l'Onore nel corso del tempo si è trasformato in ricchezza. Se voglio una ragazza, devo avere un sacco di soldi ed è per questo che lavoro molto.
Volevo suicidarmi. Ma avrei fatto pesare il suicidio sulle finanze dei miei genitori e avrei fatto perder loro l'onore ... perché la linea sottile tra onore e denaro, come ti ho spiegato, è estremamente fine.
Sorrisi, comportamenti, rispetto ... Valori larghi da descrivere e spero che il mio piccolo rapporto possa aiutarti a capire che dietro ogni sorriso in Giappone ci sono anni di privazioni e anime perse. Ti chiedo cortesemente di non rivelare il mio nome, la rete è strana.
Grazie, ------
"



lunedì 8 gennaio 2018

LA MAGGIORE ETÀ IN GIAPPONE


LA MAGGIORE ETÀ IN GIAPPONE

Quando si diventa maggiorenni in Giappone? E come si festeggia?



In Giappone "l'età adulta" si raggiunge a 20 anni, e non a 18 come in Italia.
Strano se pensate allo sviluppo sociale dei giovani nipponici rispetto agli italiani: molto più precoce.
Infatti in Giappone i ragazzi vengono responsabilizzati sin dalle scuole primarie, a differenza di quello che accade in Italia (trovate qui l'articolo sulla scuola giapponese); ma per partecipare alla vita sociale ed entrare a far parte della società che conta ("il mondo degli adulti") devi aver compiuto 20 anni.
Oddio, anche il "compiere" è un po' un concetto in senso lato.
Per convenzione, ogni secondo lunedì di gennaio, tutti i nati dal 1° aprile dell'anno precedente al 31 marzo dell'anno in corso, festeggiano il Seijin no Hi (成人の日), ossia la maggior età.

Non più di 15 anni fa questa celebrazione era un atto formale e solenne, in cui ragazze e ragazzi indossavano i loro migliori kimono (in alcuni casi lo smoking o abito elegante per gli uomini) ed assistevano al benaugurante discorso delle istituzioni che li accoglievano in società.
Era un momento di profonda solennità e rispetto (verso tutti: autorità e ragazzi).




Così come sta mutando il Giappone, allo stesso modo sta mutando anche la società ed il Seijin no Hi non è stato risparmiato.
La solennità ha lasciato spazio alla baldoria e persino momenti ufficiali e formali, come il discorso delle istituzioni ai neo-maggiorenni, ora vengono del tutto ignorati o interrotti da canti, balli e schiamazzi

In città come Fukuoka o Kitakyushu, invece, il Seijin no Hi è diventato addirittura occasione per travestirsi, festeggiare e gozzovigliare; un po' come Halloween per intenderci.



A Chiba, città confinante con Tokyo, tutti i neo maggiorenni si riuniscono al Tokyo Disney Resort (sì, lo so, si chiama Tokyo Disneyland ma non si trova a Tokyo...) per festeggiare la maggior età usufruendo, quasi del tutto gratuitamente, delle attrazioni del parco divertimenti.




Solennità e serietà sostituite da festeggiamenti e baldoria.
Meglio? Peggio?

Vi lascio due commenti di due amiche giapponesi:

Rino (27 anni)
Si perde la tradizione ma ci si libera dai costumi imposti dalla società esprimendo la propria persona, prima che la rigida società nipponica la reprima nuovamente una volta entrati nel mondo del lavoro. Non ci trovo assolutamente nulla di male nel festeggiare un avvenimento così importante.

Maiko (32 anni)
Stiamo dimenticando le nostre tradizioni, ed il numero di ragazzi ubriachi che si mettono alla guida delle proprie automobili e che combinano guai, finendo persino in galera durante i festeggiamenti del Seijin no Hi, sta crescendo a dismisura. Inoltre è molto irrispettoso interrompere il discorso del sindaco o delle autorità schiamazzando ed urlando.


Ad ognuno la propria opinione...

domenica 31 dicembre 2017

IL CAPODANNO GIAPPONESE


IL CAPODANNO GIAPPONESE

Tradizioni ed usanze del capodanno in Giappone



La festività più importante in Giappone è sicuramente il capodanno.
Si potrebbe tranquillamente dire che quello che per noi è il Natale, corrisponde al capodanno giapponese.
Cenoni, abbuffate, celebrazioni, giochi, fuochi pirotecnici.
Mentre il Natale in Giappone è molto soft (trovate qui l'articolo), il capodanno è una celebrazione continua ed anche molto sentita che dura per ben 3 giorni.
Il Giappone è uno dei pochi paesi dell'estremo oriente che festeggia il capodanno seguendo il calendario gregoriano; Cina, Korea, Vietnam ecc seguono il calendario cinese.
Questo accade dal 1873, anno in cui i giappi decisero che seguire il calendario cinese non fosse più cool, ma che i veri ganzi erano gli occidentali ed il loro calendario gregoriano.

Ma quindi, che fanno i giappi a capodanno?
Tutto comincia l'ultimo dell'anno, in cui ci si riunisce in famiglia o tra amici per salutare il vecchio anno ed accogliere il nuovo.
Si cena tutti insieme con un piatto particolare, il Toshikoshi-soba (年越しそば) che è una pietanza che da sempre in Giappone saluta il vecchio anno, in quanto i suoi kanji (ideogrammi) hanno anche significato di anno e di venire.

Toshikoshi-soba (年越しそば)

In Giappone l'orario della cena è intorno alle 18.00/18.30 ed una volta conclusa le scelte sono due: capodanno a casa oppure in piazza nelle grandi città, aspettando il countdown (un po' come in Italia insomma).
Per chi resta a casa, ad allietare la serata ci sarà il concertone di fine anno, il Kōhaku Uta Gassen (紅白歌合戦)!!!
Evvai!!!
Però invece che Giorgia, Gigi D'Alessio e la Tatangelo, ci saranno due squadre di cantanti (ogni anno scelti tra i più popolari ed in voga) che si sfideranno per la vittoria finale.
Anche se tutti credono che l'importane sia la celebrazione del nuovo anno e lo spettacolo da offrire, in Giappone tutto si riduce sempre ad una sfida ed ad una battaglia all'ultimo sangue: sguainate le vostre katane.
La squadra rossa, composta da cantanti donne, sfiderà la squadra bianca di cantanti uomini; e via a colpi di acuti e vibrati... e che vinca il migliore! Ma soprattutto, l'onta della vergogna e del disonore sommerga chi perderà!

Kōhaku Uta Gassen (紅白歌合戦)

Il "concertone" finirà qualche minuto prima della mezzanotte e tutti insieme si aspetterà l'avvento del nuovo anno. Scattata la mezzanotte e dopo aver visto i fuochi d'artificio, inizierà il rito dell' Hatsumōde (初詣). In cosa consiste?
Un po' come accade qui in Italia, in cui dopo la mezzanotte o nella mattinata di Natale (o pomeriggio per i ritardatari come me), i cristiani si recano a messa per celebrare il Santo Natale, allo stesso modo i giapponesi si recano nei templi shintoisti o buddisti per pregare e celebrare il nuovo anno.



Nei templi buddisti, allo scadere della mezzanotte, le campane suoneranno 108 rintocchi (じょやの鐘 joyanokane) a simboleggiare i 108 peccati originali della fede buddista, mentre in quelli shintoisti le persone si metteranno in fila per andare a pregare e per bere del sakè, offerto dalle miko dei templi (donne custodi dei templi shintoisti che aiutano i monaci shintoisti nella cura del tempio), segno di buono auspicio.
Capirete che, per forza di cose, la fila sarà ben più lunga nei templi shintoisti 😏 🍶
Ascoltare il rintocco delle campane o bere del sakè gratis?
Il sakè in questione però è molto dolce e non il classico sakè che trovate nei ristoranti giapponesi.

じょやの鐘 joyanokane, i 108 rintocchi

Miko 巫女, custode dei templi shintoisti

Un'altra usanza è quella di prostrasi, al mattino appena svegli, di fronte ai propri genitori, fratelli e sorelle, in segno di rispetto; ringraziando loro per la pazienza ed il supporto ricevuto durante l'anno passato e per raccomandarne altro per l'anno che sta cominciando.
In alcune famiglie sono solo i figli a genuflettersi nei confronti dei genitori, in altre lo fanno un po' tutti. La cosa varia da famiglia a famiglia e soprattutto da capo-famiglia a capo-famiglia. I più austeri e rigorosi non si inchineranno mai di fronte a moglie e figli, a differenza degli uomini più umili.

Finito il rituale dei vari ed infiniti inchini, tutti a tavola: se magna!
Saranno 3 giorni di cibarie e abbuffate che i giapponesi... mai in tutto l'anno!!!
Il cibo tradizionale del capodanno giapponese è l'Osechi-ryōri (御節料理, お節料理), una specie di contenitore laccato (tipo i classici bento box) con vari scompartimenti in cui saranno disposti diversi tipi di cibo.
Mare e montagna: quindi pesce ed alghe (mare) accompagnati da verdure di vari tipi e carne (montagna).

Osechi-ryōri (御節料理, お節料理)

L'usanza dell'Osechi-ryōri è davvero curiosa ed anche molto antica.
Il tutto viene preparato l'ultimo giorno dell'anno ed è composto da cibo che viene precedentemente essiccato; l'essiccazione in passato (prima dell'avvento dei frigoriferi) permetteva una migliore conservazione dei cibi; poi col passare del tempo la tradizione è rimasta.
Ora non tutti i cibi sono essiccati ma molti sono rimasti fedele alla tradizione.
Nell'Osechi-ryōri potete trovare: alghe kombu, orata, uova di aringa, umeboshi (prugne salate essiccate), patate dolci con castagne, salsa di soia, aragosta, ecc ecc

La peculiarità di questo piatto è che va consumato durante i 3 giorni di festività (questo spiega il perché dell'essiccazione), ovviamente accompagnato da altri piatti tipici quali: zuppe di miso bianco, soba, pesce, ecc.
Inoltre le bacchette usate per prendere il cibo dall'Osechi-ryōri non vanno mai lavate durante i 3 giorni, ed usate esclusivamente per portare il cibo dal contenitore ai piatti dei commensali. Questi mangeranno con delle bacchette di legno proprie in cui saranno incisi gli ideogrammi per augurare felicità e fortuna per l'anno che sta cominciando, ed in alcuni casi anche i propri nomi.

Bacchette beneauguranti per il capodanno giapponese

Altra usanza è quella dell'Otoshidama (お年玉) che consiste in una busta con dei soldi che gli adulti regaleranno ai bambini. Le banconote andranno piegate minuziosamente in tre parti e poi inserite in delle buste decorate (pochibukuro).

Pochibukuro

In passato i 3 giorni di festività del capodanno erano sacri; tutti gli esercizi commerciali rimanevano chiusi ed in pochi lavoravano. Poi, come sta succedendo anche in Italia, in cui si approfitta delle festività per fare shopping, si è cominciato a frequentare le zone commerciali anche nei giorni di festa e la macchina commerciale giapponese non si è fatta pregare: shopping buildings e centri commerciali aperti anche durante i festivi e, come sempre, la genialata tutta nipponica di creare ad arte un "acquisto" peculiare all'evento.

Come il pollo fritto a Natale o il cioccolato a San Valentino, ecco nascere il Fukubukuro (福袋): una busta della fortuna (detta anche lucky bag o mistery bag), chiusa e sigillata, in cui ogni negozio inserisce materiale random a prezzi scontati oltre il 50%. Gli acquirenti compreranno al buio a prezzi prefissati ed in super sconto. Nei negozi di abbigliamento, oltre al prezzo troverete specificata anche la taglia.

Ressa per l'acquisto di fukubukuro (福袋)

Non sarà raro vedere code chilometriche fuori dai negozi più popolari sperando nell'affare dell'anno.
Ovviamente i pezzi inseriti nelle "mistery bag" saranno oggetti in super saldo o di vecchie collezioni ma questo non fermerà i vogliosi acquirenti giapponesi, convinti di essere di fronte all'affare del secolo.
Per onor del vero ci sono molti negozi che creano davvero dei fukubukuro con ottime offerte a prezzi vantaggiosi; li riconoscerete per le lunghissime code all'ingresso (sin dalla notte precedente).

Fila di inizio anno per l'acquisto dei fukubukuro (福袋)

Il Fukubukuro darà poi il via ai saldi di gennaio, ai quali seguirà il Setsubun che preparerà l'arrivo di San Valentino, poi l'Hina Matsuri, ecc ecc... e la ruota economica giapponese continuerà a girare, sempre, in eterno.
Ma non c'è un solo criceto sulla ruota; i criceti sono tanti ed hanno gli occhi a mandorla.

martedì 19 dicembre 2017

IL NATALE GIAPPONESE


IL NATALE IN GIAPPONE


Come si festeggia? Quali sono le tradizioni natalizie in Giappone?



Che figata il Natale in Giappone!!!
Immagini che bello che deve essere passarlo lì?

Uhmmmm... no! Onestamente il Natale in Giappone non è nulla di entusiasmante, se togli luci, decorazioni e negozi.

Ma che dici? Ho visto certe foto di alberi di Natale bellissime! Fanno anche i presepi?

No che non li fanno, in Giappone la comunità cristiana non è la maggioranza (circa il 3%) ed è molto raro vedere un presepe. Persino l'albero di Natale ha preso piede solo negli ultimi 100 anni.

Si vabbè! Però l'atmosfera, i cenoni tutti insieme in Giappone! Mica in Italia, zio! Vuoi mettere?

Ti sbagli di nuovo. Niente di tutto questo.


Ora ve lo racconto io il Natale giapponese; ci pensa Sberla vostro.

Come ben sapete il Giappone è un paese prevalentemente shintoista e buddista, ragion per cui, in passato non si è mai festeggiato il Natale.
Ma se tutto il mondo si blocca per questa festività, se il commercio raggiunge il suo acme, se le TV non parlano d'altro e la maggior parte dei paesi si addobba con luci ed alberi "luccicosi", pensavate che il Giappone ne sarebbe rimasto fuori?
Sono giapponesi, mica stronzi!
E poi si sa, dal dopoguerra in poi (ma anche prima) i giappi hanno sempre attinto dalla cultura occidentale; nel bene e nel male.
L'occasione era troppo ghiotta: creare un momento economico-commerciale unico, in cui tutta la popolazione potesse riversarsi nei negozi per fare acquisti. Un giro economico mostruoso, soprattutto per un paese consumista come quello nipponico. Si calcola che solo nel periodo tra Natale e saldi di Gennaio un giapponese spenda un terzo di quanto spende nell'arco di tutto l'anno.
In questo periodo in milioni affollano centri commerciali e department stores per fare acquisti; addirittura la richiesta è talmente alta che i negozianti sono costretti ad assumere lavoratori part time pagando loro il 150% di uno stipendio normale.

Ma festeggiare cosa, visto che la nascita di Gesù Cristo non è contemplata?
Il mio amico Takehiro di Tokyo afferma che 8 giapponesi su 10 non sanno nemmeno cosa si festeggi a Natale (non ho idea da dove Takehiro prenda questi dati). Loro celebrano l'amore!
Un po' come noi italiani quando festeggiamo Halloween. Il 90% di noi non sa nemmeno cosa sia (come non lo sanno i giapponesi; gli basta fare del cosplay e sono felicissimi, a noi invece basta un'occasione per fare un po' di baldoria e difficilmente ci tiriamo indietro).
Essendo quindi una festa nuova e totalmente importata non ha, alla base, delle tradizioni importanti; ed ecco che l'inarrestabile industria giapponese l'ha plasmata a proprio piacimento.
È diventata la festa delle coppie, del pollo fritto al KFC, delle torte, della pizza e dei regali.
Mi spiego meglio: in Giappone il giorno di Natale si è soliti uscire da soli con il/la proprio/a partner, tutta la giornata!
E che novità sarebbe? Mi chiederete voi...
Una rarità per i giovani giapponesi che sono soliti vedere i propri partner di rado (causa lavoro) e per breve tempo.
Un'intera giornata sottobraccio con l'ammmmore della tua vita, in giro per la città, a far cose, vedere gente, scattare foto... che goduria!!!




Va bene! Ma io sono single? Che faccio?
T'attacchi! Stai a casa con mammina e papino.
Anzi no, l'enorme macchina economica giappo-americana ha pensato anche a te! Mega cena in famiglia con, leggete attentamente:
-cosce di pollo fritto del KFC
-pizza!!!
-torta natalizia
Ebbene sì, in Giappone, il giorno di Natale potete assistere a file chilometriche fuori dai KFC (come sempre file ordinatissime, per carità!) di gente che aspetta ore per prendere del pollo fritto da mangiare a Natale.
Sembra che io stia scherzando ma vi giuro che è tutto vero!






Stesso dicasi per le pizzerie e le pasticcerie che confezionano la classica torta natalizia.
Nella maggior parte delle volte si tratta di una semplice torta di pandispagna, guarnita con panna e fragole, o nella variante cioccolato, che va consumata entro il 25 di dicembre.
Non avendo un nome giapponese la si chiama Kurisumasu keiki (クリスマスケーキ) dall'inglese christmas cake, nomignolo usato anche, in senso dispregiativo, verso le ragazze che dopo i 25 anni sono ancora single; ad intendere che, come le torte natalizie, dopo il 25 non riscuotono più molto interesse.




I regali sono indirizzati giusto ai familiari più stretti, al proprio partner ed anche all'animale da compagnia (questi ultimi due se presenti).
Scordatevi i cenoni con la famiglia, con cugini lontani, coi ragazzi del fantacalcio, gli amici di scuola, i colleghi di lavoro (oddio magari con quelli sì), quelli dell'università, gli amici cari e la cena con Filippo (ci teneva tanto ad essere citato, lo salutiamo tutti. 👋 Ciao Filippo!).
Molti di loro non hanno nemmeno le ferie, in quanto Natale in Giappone non è una festività, e scuole ed uffici sono normalmente aperti.

In conclusione: luci, alberi, addobbi, negozi e tanta confusione per qualcosa che alla fine risulta molto deludente.

"Christmas with the yours... (but not in Japan)... Easter what you want" (semicit.)


BUON NATALE GENTACCIA! 
ANZI
MERII KURISUMASU (メリー・クリスマス)


lunedì 18 dicembre 2017

LA SCUOLA IN GIAPPONE

LA SCUOLA IN GIAPPONE

Com'è organizzata e cosa studiano i giapponesi a scuola?



Molti di voi, appassionati di anime e manga, sapranno già molto su questo argomento, anche se, a dire il vero, tantissime volte il doppiaggio o la traduzione italiana creano un po' di confusione.
Ricordo ad esempio il caso di GTO, ambientato in una scuola che sarebbe l'equivalente delle nostre scuole medie, che però fu cambiato, in fase di doppiaggio, in scuola superiore a causa dei temi affrontati.
Ma non perdiamoci in chiacchiere...

Per chiunque di voi si fosse perso questo capolavoro
di Tooru Fujisawa, correte ai ripari...

La scuola giapponese è diversa dalla nostra per molti aspetti.
In primis, l'anno scolastico non inizia a settembre bensì ad aprile (il primo aprile) e si conclude la fine di marzo. In genere gli studenti giapponesi hanno una o due settimane di vacanza tra la fine dell'anno scolastico (marzo) e l'inizio del nuovo e non 3 mesi di vacanze come noi in Italia.
Poracci!
Il loro calendario scolastico comprende circa un mese scarso di vacanze ad agosto, una settimana nel periodo di capodanno, la golden week (o settimana d'oro, a maggio) che poi vera e propria settimana non è quasi mai (sono in generale 3-4 giorni che nel migliore dei casi potrebbero sommarsi al fine settimana, diventando addirittura 5 giorni! Troppa grazia) e quelle che noi chiamiamo "feste comandate", ossia le giornate di festività religiosa (in Giappone le religioni più praticate sono lo shintoismo ed il buddismo).
A conti fatti i giappi vanno a scuola circa un mese in più l'anno rispetto ad uno studente italiano.

La stessa suddivisione del sistema scolastico differisce di parecchio da quello italiano.
Le scuole dell'obbligo comiciano a 6 o 7 anni. A differenza del nostro sistema che distribuisce gli alunni nelle varie classi a seconda dell'anno di nascita, in Giappone si distinguono quelli nati prima e dopo aprile di un determinato anno. Perché aprile? Perché ad aprile, come abbiamo detto, inizia l'anno scolastico.
Esempio: la classe scolastica 2017 che inizierà il primo anno di scuola elementare, sarà composta da tutti quelli che avranno già compiuto 6 anni entro il 1° Aprile 2017 e che compieranno 7 anni entro il 31 Marzo 2018. Capiterà quindi che un nato nel vostro stesso anno potrebbe non essere iscritto alla vostra stessa classe ma ad una superiore o inferiore.


Altra differenza importantissima è proprio l'organizzazione e la suddivisione del sistema scolastico.
Come abbiamo già detto, la scuola materna non è scuola dell'obbligo; quest'ultima inizia a tutti gli effetti con la scuola elementare (小学校 shōgakkō) ed ha la durata di 6 anni.
A questa segue la scuola media di basso grado o junior high school (中学校 chūgakkō), della durata di 3 anni; l'equivalente delle nostre scuole medie.
Terminate queste si passa alla scuola media di altro grado o high school (高等学校 kōtōgakkō, abbr. 高校 kōkō), anche questa della durata di 3 anni.
Al termine della kōtōgakkō (scuola superiore), si conclude anche il ciclo della scuola dell'obbligo, a cui segue l'università (大学 daigaku; 学士課程 gakushi-katei) della durata di altri 4 anni.
Per le discipline medico-sanitarie, i 4 anni non sono sufficienti ed a questi andranno aggiunti altri 5-6 anni tra master e specializzazioni.
In conclusione uno studente giapponese entra a scuola a 6 anni compiuti e conclude la sua carriera di studente dell'obbligo a 18 anni compiuti.


Altro aspetto importantissimo sono i test d'ingresso.
Il sistema scolastico giapponese è per certi versi simile a quello americano e predilige la scuola privata a quella pubblica, ritenuta poco valida (un po' il contrario di quello che accade in Italia, dove le scuole private paritarie sono spesso utilizzate dagli studenti meno brillanti per recuperare anni di scuola persi o per conseguire il diploma in maniera "più agevole", mentre le pubbliche sono generalmente più difficili). Le scuole più valide e le più famose sono tutte scuole private e l'ingresso a queste è consentito solo tramite superamento di un test preliminare.
I ragazzi giapponesi studiano moltissimo per superare questi test che sono estremamente difficili e non possono essere affrontati con una preparazione generica (specialmente quelli universitari). Entrare in una buona università, in un sistema lavorativo come quello giapponese che offre moltissimi sbocchi, è un aspetto fondamentale della vita di un ragazzo. Questo deciderà il suo futuro economico e sociale. Per questo le famiglie giapponesi preferiscono iscrivere i propri figli in scuole private che possano garantire una buona preparazione e l'accesso a scuole secondarie importanti, che a loro volta garantiranno l'accesso a scuole superiori prestigiose che saranno un ottimo trampolino di lancio per le migliori università del paese e quindi per degli ottimi posti di lavoro.
Per arrivare a questo, molti studenti giapponesi, alla fine della normale giornata scolastica (che va dalle 8.50 alle 16.00) frequentano corsi serali che li tengono occupati tutto il giorno fino a notte tarda. Questo accade generalmente durante le scuole elementari e, in alcuni casi, anche le medie. Poi, avendo la fortuna di entrare nelle migliori scuole, si ha sempre meno bisogno dei corsi serali.


Come vi ho già detto, l'orario scolastico inizia alle 8.50 di mattina e si conclude alle 16.00, dal lunedì al venerdì mentre il sabato le scuole rimangono aperte solo la mattina.
Ogni scuola ha una propria mensa e dopo il pranzo, generalmente, gli studenti frequentano lezioni meno impegnative come: arte, musica, educazione fisica, scienze sociali e naturali, ecc.
Ogni scuola, oltre al corpo insegnanti, ha un usciere che all'ingresso dell'istituto "sorveglierà" la scuola. Escluso l'usciere e gli insegnanti non vi sono altre figure professionali: né bidelli né assistenti alle pulizie. Tutto questo perché la pulizia ed il mantenimento della scuola sono a carico dell'intero corpo studentesco. Sin dalla prima elementare (6 anni) gli studenti giapponesi dovranno occuparsi della pulizia delle proprie aule, dei bagni, dei corridoi, degli esterni della scuola, dei giardini, della palestra, ecc.
Atto imprescindibile dell'istruzione e della formazione di uno studente, la pulizia, come la cucina o l'organizzazione è un aspetto che i giapponesi prendono con molta responsabilità. Vedere bambini di 6 anni che puliscono pavimento, banchi, vetri, lavagne e bagni è qualcosa di sconvolgente per occhi come i miei, nativi di una terra di mammoni e bamboccioni (tipo me!).

Nel giardino scolastico sono presenti persino un orto, un recinto per i conigli ed una vasca con le carpe koi. La cura di questi è compito degli studenti (soprattutto quelli delle elementari) ed è considerato un importante momento di apprendimento per il bambino che potrà così imparare di più sulla natura e verrà responsabilizzato sui propri compiti.
Quasi tutti gli ortaggi piantati e curati dagli studenti, verranno poi utilizzati a mensa e serviti dagli stessi studenti ai loro compagni di scuola. Ogni attimo ed ogni attività è un momento importante di apprendimento.

Vasca con carpe koi

Recinto degli animali (conigli e galline)

Orto scolastico

Ogni scuola è provvista di palestra e campo all'aperto per l'attività fisica, ritenute dai giapponesi importante in egual modo alle attività di apprendimento. In alcuni casi anche piscina.
I ragazzi e le ragazze più popolari nelle scuole sono i migliori in entrambi gli ambiti (quello scolastico e quello sportivo).
Vengono inoltre periodicamente affissi i risultati scolastici di tutti gli studenti di tutte le classi (in centesimi, X/100) in modo da stabilire i migliori della scuola. Questo genera una competizione che, benché da un lato sproni lo studente a dare sempre il massimo nello studio, dall'altro, in alcune circostanze, porta persino a gesti estremi (come il suicidio) per la vergogna del fallimento.




Un'altra sostanziale differenza sta nei mezzi di trasporto con cui gli studenti giungono a scuola.
Già a 6 anni, con l'inizio delle lezioni, gli studenti giapponesi si recheranno a scuola da soli ed impareranno ad utilizzare i mezzi pubblici, a camminare in mezzo alla folla, ad arrivare puntuali; tutto questo in qualsiasi condizione meteo. Che piova o nevichi o che ci siano 40 gradi con un'umidità del duemila per cento, loro muoveranno le loro gambine e si recheranno puntuali al loro istituto scolastico autonomamente, senza genitori che li accompagnano fin sotto le porte della scuola.
Alcune scuole vietano, nel loro regolamento, ai genitori di accompagnare i propri figli a scuola in auto, in modo da evitare ingorghi, creare fastidio per gli abitanti della zona e ovviare a possibili incidenti stradali.
È vero che tutto questo è permesso anche dal fatto che il Giappone sia un paese sicurissimo in cui raramente si assiste a scene come rapimenti, violenza su minore, omicidi, ecc., però è anche vero che c'è una mentalità completamente diversa rispetto all'Italia, dove invece la nascita di un figlio squilibra le normali dinamiche famigliari, accentrando tutte le attenzioni dei genitori "italioti" verso il nuovo arrivato.
Siamo un popolo possessivo e ansiogeno, non possiamo negarlo.
Questo comportamento dei giapponesi ed anche gli altri aspetti prima citati portano un ragazzino giapponese di 10 anni ad essere molto più maturo e responsabile rispetto ad un pari età italiano.
Dovremmo forse prendere qualche spunto?

Altra peculiarità della scuola giapponese è la presenza dei club scolastici. Cosa sono? Molti di voi già lo sapranno, avendo fatto incetta di manga ed anime a tema scolastico. Sono delle vere e proprie associazioni, autogestite dagli stessi ragazzi (che faranno riferimento ad un professore), a tema specifico che potrà essere sportivo, di arte, culturale, hobbies, insomma; attività di ogni genere. Questo permette l'integrazione di studenti di diverse età ed inoltre promuove ed incentiva le attività extra scolastiche.
La giornata media di un ragazzino giapponese si svolge a scuola: lezioni la mattina, lezioni più leggere nel pomeriggio fino alle quattro e poi attività extrascolastiche con il proprio club di appartenenza, che possono tenere impegnati i ragazzi fino a tardi.
Ogni scuola ha svariati club; i più importanti sono sicuramente i club sportivi che permettono la creazione di veri campionati nazionali studenteschi, trampolino di lancio della maggioranza degli atleti giapponesi. I calciatori Nagatomo ed Honda (ma anche Nakata, molti giocatori di baseball, pattinatrici e ginnaste olimpioniche giapponesi) hanno cominciato da qui; dal club scolastico.
L'importanza di aderire ad un club scolastico è quindi doppia: permette la formazione di nuovi campioni del futuro e dà prestigio e visibilità alla scuola di appartenenza. Inutile dirvi quanto siano popolari, all'interno di una scuola, gli iscritti ad un club di successo.

Parliamo ora di un altro aspetto importante delle scuole giapponesi: le divise scolastiche.
Sfatiamo un mito: non è vero che tutte le scuole giapponesi obbligano gli studenti ad indossarne una. In alcuni istituti non sono nemmeno in dotazione.
Ad esempio nelle scuole elementari è meno frequente l'obbligo delle divise rispetto alle scuole superiori.
Il paragone con l'Italia viene comunque naturale: grembiulino VS divisa scolastica


Qui ora si aprirà l'eterno dibattito tra chi è a favore della divisa scolastica e chi è contrario. Io ero il primo ad odiare quel caxxo di grembiule blu. Brutto brutto! Il colletto poi? brrrrrr...
Tanti piccoli frati in blu. Dei frati puffosi.
Però ricordo pure che durante le scuole medie, ricevetti i miei primi "perculamenti" perché il mio zaino non era l'ultimo modello Seven o Invicta, perché le mie scarpe non erano Nike (avevo 12 anni! E benché non provenga da una famiglia povera, i miei genitori non hanno mai badato a queste cose), perché indossavo ancora i maglioni di lana fatti a mano da mia nonna (che tra l'altro adoravo). Sì, ok! Li ho indossati fino ai 16 anni, lo ammetto... ma a me piacevano!!!

Prima media. Lo sfigato col maglioncino di Paperino sono io.
Amo quella maglia!!!

Comunque ricordo ancora il senso di inadeguatezza che provavo quando gli altri ragazzini mi sfottevano per queste cose, e condivido totalmente l'idea dell'obbligo di una divisa scolastica fino alla fine delle superiori.
Molti affermano che sarebbe come annullare le personalità delle persone; uniformarle, e che poi, comunque, i ragazzini punterebbero l'attenzione su altro come quaderni, diari ed astucci (non zaini e scarpe perché nella divisa scolastica giapponese sono inclusi), e la discriminazione non finirebbe.
Può darsi, non lo so. So per certo che per una famiglia, comprare quaderni ed astucci ha un peso ben diverso che comprare zaini, scarpe, vestiti, ecc... ed il gap non sarebbe così evidente.
Ma soprattutto, quanto diamine sono fighe le divise scolastiche giapponesi?






Indossare una divisa scolastica, in Giappone è anche un'importante responsabilità. Indossando il logo della tua scuola stai rappresentando questa anche al di fuori dalle mura scolastiche. Ti sarà infatti proibito di svolgere ogni tipo di attività che possa disonorare o portare vergogna alla propria scuola di appartenenza.


Esattamente come negli ambienti vivibili (case, templi, ecc) anche a scuola sarà vietato indossare le scarpe con cui si passeggia all'esterno. Tutti gli studenti dovranno infatti lasciare le proprie scarpe nel loro armadietto o scarpiera, in genere posto all'ingresso della scuola, ed indossare le scarpe da interno (uwabaki 上履き), solitamente di colore bianco.


uwabaki 上履き

Inoltre, al di fuori degli orari dei pasti sarà assolutamente vietato mangiare snack, ramen, onigiri e qualsiasi altro tipo di cibo.

Ma cosa si studia in Giappone?
Il Giappone è il quarto miglior sistema scolastico mondiale per preparazione media degli studenti (l'Italia è diciottesima) ma le materie che svolgono non sono poi così diverse dalle nostre.
Ad esempio alle elementari si studiano materie come: lingua giapponese (hiragana, katakana, kanji), matematica, arte, musica, ed. fisica, ed. civica (da noi questa sconosciuta), economia domestica (dal 5° anno), attività sul territorio (fino al 2° anno), inglese, storia giapponese e storia generale, scienze sociali e naturali.
Arrivati alla chūgakkō (scuole medie), si aggiungono educazione tecnica ed igiene.
Alle scuole superiori si integrano anche il giapponese antico e l'informatica.

Una cosa che non tutti sanno sul sistema scolastico giapponese è che, dopo la guerra, libri di testo e programmi scolastici devono essere revisionati dal ministero dell'educazione che ha però parecchi paletti imposti dalle nazioni vincitrici la seconda guerra mondiale. In Giappone infatti il conservatorismo nazionalistico di una parte del ministero vorrebbe liberarsi da queste limitazioni ed imporre una serie di testi revisionati in cui si cerca un po' di ridimensionare la storia ed il ruolo che il Giappone ha avuto negli scenari asiatici (soprattutto in Korea e Cina) della seconda guerra mondiale.
Un po' come accadde sul finire degli anni 90 quando alcuni testi vennero modificati, provocando il disdegno e la reazione di Cina, Korea e soprattutto USA, che obbligarono il Giappone ad un dietrofront ed al riutilizzo dei vecchi testi.
Non si perde una guerra senza conseguenze.


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