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lunedì 26 febbraio 2018

ANOTHER (by Xaldin03)



ANOTHER


Abbiamo parlato di Higurashi e di Shiki precedentemente, adesso è il turno di quello che ritengo essere il miglior consiglio che un appassionato di anime possa fare ad uno di film d’orrore: Another.
Questo titolo potremmo facilmente considerarlo un horror con L”H” maiuscola, in quanto cattura con incredibile perizia tutti gli elementi caratteristici dell’horror inteso come genere che copre differenti media, non sfruttando soltanto elementi di stampo nipponico.


Another incolla lo spettatore con una serie incalzante e continua di avvenimenti che coinvolgono i protagonisti afflitti da una paura che si trasmette aldilà dello schermo; non tramite l’immancabile uso di splatter (infatti le scene violente sono limitate all'essenziale) bensì alla presenza di un’atmosfera soffocante d’inesorabilità.
La brillante regia sfrutta ogni possibile mezzo, lo stile del disegno e il character design, le ambientazioni, le inquadrature, la fotografia, le musiche e i suoni, che sfiorano la perfezione, tenendo sospeso lo spettatore in un limbo di angoscia e tensione.


L’atmosfera cupa e piena di mistero che si respira nelle strade di Yomiyama e nella scuola sembrano quasi tangibili.
Infatti è la città di Yomiyama  che fa da sfondo alla storia, dapprima con un prologo nel 1972 dove uno studente liceale del terzo anno di nome Misaki perde la vita in un incidente, per poi  spostarsi nel 1998 vero inizio della vicenda.
Da qui seguiremo il cagionevole, almeno come viene inizialmente presentato , protagonista Kouichi Sakakibara, appena trasferitosi nella casa dei nonni, che ci condurrà nello sviluppo dei 12 episodi di questo adattamento della light novel scritta da Yukito Ayatsuki e realizzati nel 2012.
In conclusione, questa è la terza serie anime horror che recensisco, potreste immaginare che io ne sia assuefatto in ogni media, ma devo dire che riesco ad apprezzarlo specialmente  nelle opere videoludiche e nei cartoni giapponesi.
E non potrei perdere l’occasione di valorizzare una gemma d’anime come Another  che davvero spicca tra gli altri titoli provenienti dal paese del  Sol levante.
Piccola menzione, esiste anche un extra chiamato episodio 0 (zero) che deve essere visionato soltanto al termine della serie.

VOTO: 8


Xaldin03

venerdì 2 febbraio 2018

KISS ME LICIA - LOVE ME KNIGHT (by Lotal)


KISS ME LICIA



Love Me Knight


Manga e musica sono da sempre stati un connubio perfetto, basti pensare a manga famosi come Nana o il più recente Suzuka. Molti artisti si sono interessati a questo duo ma uno dei pionieri è stata Kaoru Tada con il suo manga di successo Love me Knight, conosciuto da noi con il nome di Kiss me Licia. Pubblicato nell’82, rappresenta uno spaccato della cultura rock dell’epoca in Giappone con toni leggeri grazie ad un disegno semplice e funzionale. Attraverso le storie dei nostri protagonisti scorgiamo il contrasto dell’epoca tra la cultura classica giapponese e quella più americana portata nel sol levante attraverso un mondo nuovo, quello della musica rock. Un palco che diventa un mondo fatto di tournee, di incisioni di dischi, di fan spesso ossessivi e di problemi con i propri collaboratori; il tutto vede protagonisti i Beehive una band di Osaka e alcune persone intorno a loro. Per rappresentare in modo più accurato questa realtà l’autrice si rivolse a cantautori dell’epoca, infatti tutti i testi delle canzoni contenuti nell’opera sono frutto di collaborazioni con questi.



 Love me knight è uno shoujo, un manga per ragazze che generalmente tratta di storie d’amore, infatti l’altra faccia della narrazione è incentrata sulla relazione tra il personaggio di Go (Mirko) e Yaeko (Licia). Quest’ultima non rappresenta il classico archetipo della “principessa” ma piuttosto quella della ragazza “acqua e sapone” alla quale le lettrici sono più inclini a trovare punti di contatto. Nonostante larga parte della vicenda sia incentrata su detta storia d’amore i personaggi secondari sono anche loro ben caratterizzati attraverso storie corali, delle volte anche divertenti.


Nell’84 venne prodotto l’anime che ebbe straordinario successo in Italia( tanto da produrre tre serie tv con protagonista Cristina D’Avena nei panni di Licia)  e che invece, in madrepatria, ha lasciato indifferente il pubblico per le enormi modifiche apportate sia alla trama che al design dei personaggi(Licia come vediamo pure nella sigla originale in realtà nel manga è bionda) ricevendo critiche da più fronti per aver  snaturato l’opera fino a trasformarla in una sorta di alternativa all’originale.



Love me Knight in conclusione è un ottimo shoujo manga che non perde il suo stile neanche dopo tutti questi anni come d’altronde anche l’anime, ma a mio avviso vanno considerate come due ottime opere simili; non identiche.

Voto manga: 8
Voto anime :7,5


By Lotal

sabato 27 gennaio 2018

SHI-KI (by Xaldin03)


SHI-KI

Il demone cadavere



Shi-Ki è una serie anime del 2010 di 24 episodi prodotta dallo studio DAUME, tratta da una “light novel” scritta da Fuyumi ono.
Esiste anche una versione manga disegnata da Ryu Fuijisaki e distribuita in Italia dalla "Star Comics".
Per chi non lo sapesse le light novel sono dei romanzi con illustrazioni simili ai disegni di manga (il più delle volte si tratta di una collaborazione, tra uno scrittore che si occupa della stesura del testo e di un disegnatore che illustra alcune delle scene presenti nella storia).

Ma torniamo a Shi-Ki...
       


La storia ha luogo a Sotoba, un villaggio rinchiuso in una valle tra le montagne di circa 1300 anime dove al termine di un’estate, avverranno due fatti che ne sconvolgeranno la tranquilla vita:
prima un’eccentrica famiglia all’apparenza benestante i “Kirishiki” si trasferirà nella villa di Kanemasa, costruita su di una collina dalla quale si domina l’intera valle, e successivamente cominceranno a verificarsi una serie di improvvise morti.
Il momento dell’arrivo dei proprietari di Kanemasa sarà l’inizio di una valanga inarrestabile di eventi che finirà per coinvolgere tutti gli abitanti, inconsapevoli attori tragici di un sanguinoso “scontro”.
Nonostante l’ambientazione dell'orrore e le tematiche sovrannaturali, l’anime mette in campo due diversi tipi di conflitti: il primo con un confronto netto e visibile, ed un altro tipo di scontro nascosto nei desideri dei vari personaggi.


L’atmosfera horror che l’autrice sceglie è quella ben collaudata in larga parte dalla relativa cinematografia, ma lo fa attingendo a partire dalla terminologia sovrannaturale orientale fino alle diverse caratteristiche del “male”.
La sua personalissima visione attraverserà tutta una serie di sfaccettature tramite le singole vicende di ogni personaggio, mostrando di volta in volta, allo spettatore, un diverso dilemma, senza però fornirne delle risposte.
Mentre per quanto riguarda lo scontro nascosto esso è il contrapporsi delle volontà di lasciare un luogo, l’accettazione del cambiamento, il formarsi di nuovi legami inaspettati avversa a quella di restare, di accettare le proprie radici, del mantenere le tradizioni e del proteggere la propria famiglia.
                                                                                             


Il protagonista dell’intera opera è il villaggio con un focus verso una decina di personaggi, di cui due rappresentano la volontà di restare e la volontà di andarsene.
Shi-ki è un anime che vi farà riflettere con scene di forte impatto emotivo, vantando un character design cupo e particolare e che vi trascinerà in una storia iniziata con il sangue e che finirà con il sangue, senza nessun vincitore.
Una volta concluso, capirete quanto sia corto il confine che separa il bene dal male.


VOTO: 8

Xaldin03

sabato 20 gennaio 2018

SAINT SEIYA - I CAVALIERI DELLO ZODIACO (by Lotal)

SAINT SEIYA

I Cavalieri dello zodiaco



Si potrebbe erroneamente pensare che i giapponesi siano un popolo che, quando in cerca di ispirazione, si rivolgano solo ai propri miti; in realtà sono affascinati da qualsiasi tipo di leggenda proveniente da qualsiasi tipo di cultura, come ad esempio il mito greco-romano.
Uno degli esempi più noti, straordinario successo che continua senza sosta dall’86, è Saint Seiya (I Cavalieri Dello Zodiaco) di Masami Kurumada.
Quest’opera nasce come manga per poi diramarsi in tutti gli ambiti del merchandising (anime, giocattoli, libri, figure e videogiochi) proponendo un tempo del mito che non si è mai interrotto. Protagonisti di questa storia sono i saints, i cavalieri sacri di Atena addestrati fin da bambini per difenderla e servirla contro ogni genere di pericolo.


L’odierno mito rielaborato da Kurumada, pure affondando pesantemente le radici nella classicità, ne presenta degli aspetti che utilizza come base per scontri sovrannaturali tra lottatori che trascendono i limiti umani traendo una forza dal firmamento, il cosmo. Avete presente come Ercole raggiunge l’immortalità alla fine del suo cammino diventando una costellazione? Ebbene i cavalieri in modo similare possono attingere a un potere illimitato dalle proprie costellazioni protettrici. Il simbolo e lo strumento che lega il cavaliere alla sua costellazione è l’armatura o myth cloth.   


Protagonisti assoluti della narrazione sono la reincarnazione di Atena ed uno sparuto gruppo di giovanissimi Saints: Seiya, Shun, Ikki, Hyoga e Shiryu conosciuti nella versione italiano dell’anime, rispettivamente come Pegasus, Andromeda, Phoenix, Cristal e Sirio. La trama del manga è semplice come quella che ci si aspetta da uno shōnen, ma ricca di colpi di scena e scene commoventi. I personaggi risultano ben approfonditi e studiati anche attraverso il loro stile di combattimento che fa ben risaltare il loro carattere.


Nonostante una storia ben fatta non si può dire la stessa cosa del disegno del manga. Le illustrazioni di Kurumada appaiono semplici e poco curate (eccezion fatta per quanto riguarda le armature: raffigurate alla perfezione nelle illustrazioni alla fine dei volumi del manga, che ci spiegano la loro "vestizione"); persino le scene d’azione danno l’impressione di sembrare rigide. È vero che come tutti i gli artisti il suo disegno si è evoluto ma è rimasta ancora l’impronta semplice che lo ha sempre contraddistinto. Di questo anche il nostro autore ha preso coscienza col passare del tempo, dato che a parte in un'occasione (Next Dimension), le altre serie manga riferite a Saint Seiya saranno solo scritte o visionate da lui, lasciando l’illustrazione ad altri artisti come Shiori Teshirogi (The Lost Canvas) e Megumu Okada (Episodio G).


L’anime originale, invece, inizia un’anno dopo la serializzazione del manga, ricalcandone più o meno tutta la storia tranne l’ultima saga che sarà poi rilasciata in un secondo momento (anno 2002).
Shingo Araki direttore dell’animazione riuscì a catturare perfettamente lo spirito della serie donandogli un’aspetto indimenticabile e reinterpretando alcuni aspetti come la vestizione, che appare più sovrannaturale e meno meccanica.
Come accade spesso in alcune trasposizioni può mancare una certa fedeltà nella trama, piccoli o grandi particolari possono essere tralasciati, come il fatto che i protagonisti della storia principale sono figli dello stesso padre ma di madri diverse o, per esigenze dei palinsesti televisisvi, possono essere richiesti episodi in più che costringono gli studi di animazione a creare quelli che vengono chiamati  o definiti “filler”.


In saint seiya adirittura questi filler raggiungono le dimensioni di una saga, come quella di Asgard, peraltro lunga ma non fuori dal contesto della serie.
In conclusione Saint seiya è un’ottimo shōnen adatto a tutti; sia ai nostalgici che alle new generations anche se, per avere una visione ottima dell’opera, consiglierei di leggere il manga per la narrazione e visionare l’anime per l’azione. 


Voto: 8

Lotal

martedì 16 gennaio 2018

HIGURASHI WHEN THEY CRY (by Xaldin03)



HIGURASHI NO NAKU KORO NI 

(Quando piangono le cicale) 




Higurashi conosciuto anche come “When they cry” è un anime del 2006 prodotto dallo studio DEEN di 26 episodi.
L’opera è tratta da una visual novel di successo per pc e successivamente per Ps2 e Ds; l’ultima versione è il remake dell’originale gioco pc sulla piattaforma multimediale Steam.

Andiamo con ordine: se qualcuno di voi non conoscesse le visual novel, trattasi di romanzi in forma di videogioco dove il testo procede facendo avanzare il racconto, mentre uno o più dei protagonisti  appaiono  sullo schermo cambiando espressione, abiti o condizioni fisiche a seconda di quello che viene narrato.
Questo modo di accompagnare il testo con immagini, suoni e musiche rende la lettura estremamente coinvolgente.
E per chi si volesse avvicinare ad Higurashi potrebbe essere un indimenticabile esperienza con momenti molto forti…

Differenze tra anime e versione PC

La storia ha luogo nel villaggio rurale di Hinamizawa (immaginario, ma basato su di uno realmente esistente, Shirakawa-go) e segue le vicende attraverso la persona di Keiichi Maebara, trasferitosi ormai già da un mese con la famiglia da Tokyo per il lavoro del padre, artista in cerca d’ispirazione.
Qui lo vediamo già perfettamente integrato nel nuovo ambiente e con i suoi abitanti, tanto da aver legato con 4 compagne di scuola, di età diverse, con cui condivide il tempo delle lezioni, il tragitto nel tornare a casa e tutta una serie di attività del club scolastico.


Infatti lo sprovveduto Keiichi viene coinvolto nei giochi di società, da tavolo o tradizionali che la leader del club e scaltra senpai Mion impone ad un entusiasta Rena, una timida Rika e ad un’impertinente Satoko.
Fin qui allo spettatore viene proposto un caleidoscopio di situazioni e luoghi che non hanno nulla di fuori dall’ordinario, una routine di momenti “slice of life”, siparietti comici e incontri spensierati.

Ma allora è uno slice of life? No…Decisamente no. Higurashi sfrutta questa narrativa per coinvolgere maggiormente lo spettatore. Ma è solo una maschera.
Si tratta di un horror, un thriller horror suddiviso in archi narrativi, capitoli di Domanda e capitoli di Risposta.
Higurashi No Naku Koro Ni infatti è la parte dei quesiti; per le risposte allo spettatore bisogna seguire anche la serie KAI.

La tecnica usata al giorno d’oggi per terrorizzare lo spettatore in un film di genere horror è basato su molti cliché: scene splatter utilizzate per l’intera durata della pellicola, modifiche grottesche con fotoritocco o digitali come nelle scene di possessioni o simili, “jumpscare telefonati” tramite cambi di enfasi nelle musiche o semplicemente scontati.
Quindi c’è da chiedersi, è possibile che l’anime riesca là dove film con investimenti di milioni non riescono?
Soprattutto se il mezzo stilistico scelto è quello di un disegno rotondo, morbido e “bambinesco”?

La risposta è sì, dannatamente SÌ.

Dopo un inizio calmo ed allegro lo spettatore viene catapultato in un vortice di mistero, paura, fino ad essere chiuso in un labirinto di follia senza apparente uscita, dove ogni risposta fa sprofondare sempre più negli oscuri recessi dello stesso.


                           
Piuttosto che utilizzare improvvisi spaventi, la transizione tra l’ordinario e il fuori dal comune avviene in modo subdolo, con piccoli dettagli disseminati qui e lì lungo il percorso.
La trama si intreccia e si contorce senza mai perdere completamente il filo, ma ricollegandosi in modi inaspettati, tra inquadrature e cambi d’atmosfera accompagnati da un sottofondo musicale, sinistro e freddo.
Per farvi capire meglio, durante la visione ci viene proposta  una scena allegra, comica, quasi demenziale; poi una parola o una frase fa calare il gelo; e poi una crescente tensione dove anche il luogo più tranquillo e solare diventa oscuro ed oppressivo, quando immancabilmente ci si accorge di quanto forte sia il canto... o pianto delle cicale.

In conclusione, Higurashi é un'opera che vi sorprenderà e che vi terrà incatenati davanti allo schermo, un lungo e tortuoso viaggio psicologico dove niente è ciò che sembra.
Al termine di tutto, non farete altro che chiedervi PERCHE'? PERCHE' STA SUCCEDENDO?
Non avrete risposte.
Non in questa prima parte.

VOTO: 8.5


Xaldin03