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domenica 25 giugno 2017

PERCHÉ LA BUROCRAZIA ITALIANA FA SCHIFO?

COME FUNZIONA LA BUROCRAZIA IN GIAPPONE?


Perché accettiamo i tempi e la burocrazia italiana?




Oggi vorrei farvi riflettere su una questione.
La storia che racconterò è vera al 100% e narra le vicende di un giovane uomo alla ricerca di un documento di guida. Vorrei che spaziaste oltre il semplice documento ed applicaste quanto vi racconterò ad ogni tipo di domanda burocratica attuata in Italia. Dalla carta d'identità alla Bucalossi, alla semplice richiesta di un documento scolastico o universitario.

Durante una delle mie prime esperienze in terra nipponica, avevo deciso di affittare un'auto per viaggiare attraverso il paese. Sai che figo che sarei stato? Occhiali da sole (che in Giappone usano in pochi) e sguardo truce per far sciogliere tutte le signorine.
Chiamai ripetutamente la motorizzazione civile che, come sempre in Italia, non rispose mai.
Mai Mai.
Per niente scoraggiato ed ampiamente abituato all'italico costume, decisi quindi di chiedere alla scuola guida dove mi appoggio sempre quando devo prendere nuove patenti o ho problemi di sorta, e l'istruttore (un mio amico) mi disse di non conoscere bene le regole per guidare in Giappone ma che, sicuramente, l'unico modo legale per guidare lì era il possesso della patente di guida internazionale, modello Ginevra.
Questa patente valida per un solo anno, ti permette di guidare sul suolo straniero di moltissime nazioni, Giappone incluso.
Con tutte le risposte di cui necessitavo in saccoccia, mi recai alla motorizzazione civile della mia zona (30 minuti di macchina da casa), allegro e baldanzoso, col piglio di quello che va a fare il Sebastian Vettel in Giappone, anche se si guida dall'altro verso.
Guida a sinistra nun te temo!

Arrivato alla motorizzazione ben 5 minuti prima che aprissero le porte, ero già il numero 76.
Il 76!!!
Ma che diamine? Ma siamo al concerto dei Guns N' Roses? La gente ha piantato la tenda qui fuori?
Come è possibile?
Chiesi delucidazioni ad un simpatico signore sulla sessantina con due baffi enormi. Non so voi ma a me i baffi mettono serenità.
L'omone che mi ricordava il tipo dell'etichetta della birra Moretti (ecco perché ero andato subito da lui! Aveva qualcosa di frizzantino e rassicurante) mi spiegò in un perfetto dialetto e con parecchie esclamazioni, che non ripeterò per non turbare la quiete della santa trinità, che tutta quella gente era stata mandata a casa il giorno prima perché impossibilitata a concludere le proprie richieste. Una settantina di persone rimandate al giorno dopo.
"Signori, per oggi è tutto! Tornate domani e sticazzi se avete altri impegni. Noi ora abbiamo calcetto e pilates. Hasta la vista companeros!"

Ok... ma io ero arrivato presto... avevo più chance degli altri!
Gli sportelli furono aperti e la fila cominciò a scorrere ad un ritmo di una lentezza disarmante.
-Forse per pranzo torno a casa!- pensai.
Persi tutta la mattinata in fila ma finalmente era giunto il mio turno.
Chiesi delucidazione e la simpatica signora allo sportello confermò quanto aveva detto il mio amico della scuola guida: l'UNICO modo per guidare in Giappone era la patente internazionale di guida modello Ginevra.
Mi diede tutta la documentazione ed i bollettini da pagare e mi disse che una volta pagati i bollettini ed aver preso la marca da bollo, insieme a due fototessere di cui una autenticata, sarei dovuto tornare per consegnare il tutto lì. Alla motorizzazione!
Zan zan zaaaaan!!!


-Ok, ma ci sarà un'altra fila solo per consegnare i documenti, mi auguro- balbettai
-No no, sempre qui- rispose lei col sorriso più serafico del mondo.

Imprecando le mie voglie da pilota e le mie strane idee sulla guida a sinistra mi diressi alle poste.
Volete che vi racconti anche la fila alle poste?
Famo che sta parte la salto. Sono sicuro che questa storia la conoscete tutti.

In conclusione, in Italia, per richiedere questo documento, bisogna prima recarsi alla motorizzazione, fare circa 3/4 ore di fila, ritirare la documentazione per i pagamenti e la registrazione, pagare 41€ tra bollettini e marche da bollo, fornirsi di due fototessere (di cui una autenticata), tornare alla motorizzazione (un altro giorno), rifare la fila, lasciare tutta la documentazione, aspettare dalle 2 alle 3 settimane, tornare alla motorizzazione, rifare la fila e ritirare finalmente il documento.

Totale: 3 viaggi e 3 mattinate buttate.
Soldi spesi: 41€ per la documentazione, 5€ per le foto (non ricordo quanto per l'autenticazione), 10/15€ di benzina, 20/30€ di medicinali per la gastrite.

In conclusione ricevetti finalmente il mio documento, bello ed antico allo stesso tempo (pareva un pagellino delle scuole medie), per poi scoprire che:
1. È possibile risparmiare i viaggi e le code recandosi direttamente all'ACI ma pagando un totale di 76€ al posto di 41. Aspettando sempre 2-3 settimane per il rilascio.
2. Per gli italiani che vogliono guidare in Giappone è sufficiente la traduzione della propria patente, da fare alla motorizzazione civile giapponese, al costo di circa 15€ e con una sola ora di attesa.

Asmodeo il demone dell'ira si stava impadronendo di me. Mi sentivo squassato da vampate di ira mista a voglia di farla finita.
Come sempre faccio in questi momenti, fissai con sguardo vacuo il vuoto fino a che il trambusto nel mio fegato non fu placato.
Ok, l'importante è che finalmente posso guidare in Giappone, al diavolo il resto!
Per la cronaca: l'esperienza fu fantastica. Se volete conoscere le mie esperienza di guida in Giappone, le trovate qui e qui.

Ma non è tutto.
La scorsa primavera, il fratello della mia ragazza giapponese mi invitò al suo matrimonio alle Hawaii.
E che fai? Un giro in moto in lungo e largo per Honolulu e l'isola di Oahu non lo fai? Certo che sì!
Pregustando già l'avventura e non preoccupandomi minimamente per la patente (avevo già guidato negli USA e sapevo che la patente italiana ed europea è accettata) lasciai passare del tempo e prenotai una Bonneville SE; fino a che non venni a sapere che non in tutti gli stati degli USA la nostra patente è valida.
Ci sono 2-3 stati che fanno eccezione e, indovinate un po'?
Esatto! Le Hawaii erano una di queste eccezioni.
La moto era già stata pagata e bloccata, e Asmodeo stava rinascendo in cuor mio. Mancava poco più di una settimana dal mio viaggio in Giappone, dal quale, poi mi sarei imbarcato verso le Hawaii dopo altri 10 giorni.

Triumph Bonneville SE

Conti alla mano, forse la mia ragazza giapponese avrebbe fatto in tempo a fare la patente in Giappone, in modo da averla poco prima di partire.
Lei mi rassicurò che si sarebbe occupata della cosa. È una ragazza molto coscienziosa oltre che giapponese (quindi molto precisa), e non mi preoccupai più della cosa.

Arrivato in Giappone, a soli 9 giorni dalla partenza per Honolulu, le chiesi a che punto era la pratica per la richiesta della patente internazionale di guida modello Ginevra.
Lei, con tutta la tranquillità del mondo, mi rispose:
-Ancora non sono andata. Pensavo di andarci la prossima settimana!-

-La prossima settimana??? A due giorni dalla partenza? Ma scherziamo???
Vatti a fidare dei giapponesi! Ed io che credevo tu fossi una ragazza affidabile!-
Il mio pressing fu talmente asfissiante che, sfinita, acconsentì di andarvi insieme a me il giorno seguente.
Quello che accadde poi ha dell'incredibile...

Come tutte le volte ci spostammo con i mezzi ed arrivammo nell'ufficio adibito alla richiesta delle patenti in una ventina di minuti; alle 5 di pomeriggio!
Da noi il pomeriggio la motorizzazione è chiusa!!!
Di fronte a noi solo 2 persone in fila ed un addetto che si affiancò alla mia ragazza e dopo averci scambiato due parole, tornò con un documento da compilare.
Dopo pochissimi minuti fu il nostro turno. Lei aveva con se le foto tessere, consegnò il documento appena riempito, pagò qualcosa come 2000Yen (l'equivalente di 16-17€) direttamente all'addetto allo sportello, e poi fu invitata a sedere.
Io non capivo... Cosa sta succedendo?
Avevo fatto tre viaggi, file infinite, aspettato tempi biblici per ritirare un documento.
Le chiesi delucidazioni:
-Hanno detto di attendere-
-Attendere che???- risposi ansimante
-Che ci diano il documento- mi rispose sorridendo.

Cosa avevo appena sentito?
Nemmeno il tempo di realizzare, che l'addetto allo sportello aveva il documento pronto, al quale mancava solo la sua firma da apporre.
Tempo totale: 15 minuti.


15 MINUTI!!!


15 MINUTI!!!


15 MINUTI!!!
Rimasi in silenzio per tutto il tragitto, con lei confusa dal mio atteggiamento.
Com'era possibile?
Come puoi, tu, stato italiano, giustificarmi tutto ciò?
Va bene che i giapponesi sono un popolo efficiente e noi degli scansafatiche, ma questo basterebbe a giustificare tempi di 3 settimane contro tempi di 10 giorni... toh! voglio arrivare anche ad una settimana!
Ma come è possibile che in un altro paese quello stesso documento, uguale in tutto e per tutto al mio, costi meno e richieda 15 minuti contro le mie 3 settimane, sommate alle ripetute visite allo sportello?

Perché tutto questo accade?
In effetti, se ci pensate, il modello è prestampato. A questo bisogna spillare la fototessera, mettere due timbri e due firme.
Ci siamo mai fermati a riflettere sul perché ci vogliono 3 settimane per ritirare un documento?
Ma soprattutto, perché nessuno si è mai posto il problema o si è ribellato a questa usanza tutta nostra del creare la figura del burocrate, che allunga i tempi e che, fondamentalmente, firma e timbra.

Perché?

Devo fuggire da questo paese... non vi è luce in fondo al tunnel, solo un altro tunnel.

Patente internazionale di guida giapponese (mod. Ginevra)

Patente internazionale di guida italiana (mod. Ginevra)

sabato 18 marzo 2017

GIAPPONE ED ITALIA A CONFRONTO VOL. 3

LE DIFFERENZA TRA GIAPPONE ED ITALIA VOL. 3

Dopo anni di viaggi ed esperienze in Giappone vorrei elencarvi gli aspetti che più mi hanno colpito, sottolineando le differenze tra le nostre culture e società. 



Per la rubrica GIAPPONE ED ITALIA A CONFRONTO, oggi affronteremo un argomento caro a tutti i nippofili: mezzi di trasporto e viabilità.



LE STRADE

Le strade giapponesi sono molto diverse dalle nostre. Innanzitutto si guida a sinistra (in questo vecchio articolo vi spiego il perchè), l'asfalto viene rinnovato ogni paio d'anni, è quasi impossibile trovare sporcizia o rifiuti lungo le strade ma soprattutto non esistono le buche per strade.
Avete presenti quei crateri sull'asfalto tanto comuni in tutte le città italiane? Quelli dove se ci cadi dentro entri in un tunnel spazio-temporale che potrebbe spedirti ovunque, dalla Cina alla Cartagine delle guerre Puniche?
Ecco, in Giappone non esistono. In caso di lavori stradali, si toglie un area quadrata di asfalto che poi viene riposizionata con appositi macchinari in modo da non lasciare dislivelli o creare avvallamenti. Tutto perfetto!
Se l'asfalto si usura, si consuma o si deforma, viene prontamente sostituito. Semplice no?


I LAVORI STRADALI

Inutile dirvelo: i lavori stradali in Giappone sono rapidi, precisi e soprattutto funzionali!
L'efficienza nipponica si esprime al meglio anche in casi di emergenza. Ricorderete quasi tutti la voragine apertasi in un incrocio nella città di Fukuoka l'8 novemebre scorso: 27 metri di larghezza, 30 di lunghezza e 15 di profondità. La strada fu riparata in soli 2 giorni e fu riaperta al traffico dopo una sola settimana di lavori e sopralluoghi. In Italia, dopo un mese saremmo ancora alla fase "pensionati che ammirano il buco per vedere quanto è profondo".
Altra peculiarità dei lavori giapponesi è l'omino che lampeggia. Ogni (e dico ogni!) cantiere stradale che si rispetti ha il suo omino armato di luce che indica agli automobilisti di fare attenzione al cantiere stradale. Questo poraccio sta tutto il giorno (ed anche la notte) in piedi ad agitare la lampadina che ha in mano, senza mai fermarsi, anche se non passa anima viva. Mettere un lampeggiante no, non sarebbe la stessa cosa.


IL SEMAFORO

I giapponesi sono convinti che al semaforo si passi col blu e non con il verde.
Il problema non sussisterebbe se il semaforo giapponese avesse davvero il blu al posto del verde ma così non è: il semaforo ha gli stessi colori che ha in Italia ed i giapponesi non sono tutti daltonici. In un mio precedente articolo vi spiego il perché di questa strana usanza; se foste interessati, potete trovarlo qui.
La cosa rende comunque le discussioni con i miei amici giapponesi, sempre animatissime perché per loro si passa col blu, ed il colore del semaforo, è blu!!! Chiaro?


LIMITI DI VELOCITÀ

I limiti di velocità giapponesi sono bassi... moooolto bassi. Bassissimi!
In autostrada il limite è di 80 km/h (in alcune massimo 100). Sì, avete capito bene; io, a piedi, quando ho urgenza di trovare un bagno, vado più veloce! Mi vedono sfrecciare almeno sugli 85-90 km/h. Anche sulle scale. Ovviamente dipende da che ti po di urgenza.
In città poi, i limiti si riducono ai 20-30 km/h.
Ok... va bene che la sicurezza prima di tutto; ma qui si esagera! La guida in Giappone è realmente soporifera. provare per credere.


AUTOMOBILI GIAPPONESI

In Giappone la quasi totalità delle automobili ha il cambio automatico. Nel rilascio della patente di guida viene richiesto se si vuole prendere la patente di guida normale o quella valida anche per le vetture col cambio manuale. Con la patente normale non si possono guidare le automobili col cambio manuale.
Inoltre, specialmente negli ultimi 10-15 anni,la maggioranza delle automobili in circolazione sono ibride. La Honda, la Toyota, la Suzuki, la Nissan, ecc. hanno puntato forte sul settore "elettrico ed ibrido" con risultati commerciali importanti. I consumi sono stati ridotti, le macchine sono silenziosissime (ti accorgi del fatto che ti stanno investendo solo quando hai lo pneumatico sopra) e l'inquinamento ambientale è ovviamente meno impattante.
Il problema di fondo rimangono le cubo-schifo-car. Una tragedia. Inguardabili!
Ma chi diamine le ha concepite? Aveva litigato con la moglie quel giorno?


MEZZI DI TRASPORTO

I mezzi di trasporto giapponesi sono l'eccellenza del paese. Puntualissimi, perfetti, puliti e tenuti in ottimo stato.
La tabella orari degli autobus, affissa ad ogni pensilina, è rispettata al minuto. Raramente ho preso un autobus che avesse ritardo. Al massimo un minuto.
Per non parlare dei treni giapponesi. Spaccano il secondo! Persino in metro.
Lo shinkansen (il treno iperveloce) ha un ritardo medio annuale di 18 secondi. Eh! Giappone! Non ci siamo proprio, bisogna migliorare!
Inoltre se per qualche rara casualità il treno fosse in ritardo (si parla sempre di qualche minuto), la compagnia comincerà a scusarsi con i viaggiatori talmente tante volte da farvi quasi incazzare per la cosa; ed inoltre, se il ritardo dovesse essere maggiore di 10 minuti, avrete diritto ad una cartellino di scuse della compagnia di trasporti, da presentare al lavoro per giustificare il vostro ritardo.
Trovate le differenze con l'Italia.


VAGONI DELLA METRO

I vagoni sono spesso personalizzati con figure di anime o altro e resi molto "giapponesi"; non personalizzano solo i treni ma un po' tutto (aerei, bus, taxi, ecc).
Una cosa però che ho trovato parecchio sconvolgente è stata il vagone riservato alle sole donne.
In Giappone il fenomeno della "mano morta" è parecchio diffuso, soprattutto nei vagoni dei treni quando, a causa dell'affollamento negli orari di punta, ci si ritrova stipati come sardine.
I giappi hanno ben pensato di risolvere il problema "mano morta" creando dei vagoni esclusivi per le donne... educare gli uomini era impossibile?
Vi starete chiedendo: ma perché la donna non si ribella ad un gesto così vile?
Molte volte l'estrema timidezza delle ragazze ed una cultura in cui l'urlare o il solo controbattere e attaccare un uomo non è ben visto, riduce le ragazze al silenzio ed alla sopportazione.
Luci ed ombre di una cultura che dovete imparare a conoscere e ad accettare.


BUTTA DENTRO

In Giappone esiste una figura magica e leggendaria: il butta dentro.
Questi addetti alle metropolitane ed ai treni spingono le persone dentro ai vagoni anche quando la capienza è oramai stra-colmata.
La prima volta che vidi una cosa del genere rimasi scioccato: ci sono delle stazioni in cui questa figura professionale è indispensabile, visto l'alto  numero di viaggiatori che giornalmente vi transita.
Sentirsi ammucchiati stile mandria in un recinto piccolissimo e chiuso è un'esperienza che non vorrei mai provare; alla quale però devi abituarti, se vivi e lavori in Giappone.
Sii il tonno! Ed il treno la tua latta...

mercoledì 22 febbraio 2017

GUIDARE IN GIAPPONE



L'ESPERIENZA DI GUIDA IN GIAPPONE

Come guidare in Giappone? E... perché i giapponesi guidano a sinistra?



Chi di voi ha mai guidato in Giappone?
Per chi di voi lo avesse provato, si sarà reso conto che non è molto differente dal guidare in Inghilterra, con l'unica eccezione che in Giappone le rotonde sono una rarità (il che lo rende anche più facile; prendere una rotonda al contrario non è così semplice come immaginate).
Per tutti gli altri (persino chi non avesse mai guidato in Inghilterra) ci sono un paio di cose da sapere.
Ma andiamo per gradi, prima cosa: la patente.

Alcuni siti dicono che serva la patente internazionale (modello Ginevra) per guidare in Giappone; sì, potete guidare con quella ma farla vi costerà tempo e denaro, e la sua validità è solo di un anno.
La nostra patente italiana è altresì accettata, basta accompagnarla con una traduzione in lingua giapponese delle stessa. Non una traduzione qualsiasi ma la traduzione ufficiale della vostra patente che potete fare alla JAF (l'equivalente della nostra motorizzazione) per pochi Yen ed in pochissimo tempo.
Qui trovate tutte le informazioni necessarie:
Trovate gli uffici JAF in ogni città e non sarà una cosa difficile da fare. Fidatevi.


Ma torniamo a noi, com'è guidare in Giappone?
La segnaletica è poco differente dalla nostra ma i limiti di velocità sono molto più bassi e tutti i giapponesi li rispettano sempre (pena: multe salatissime).
Ad esempio il limite in autostrada è di 80 km/h! 
Alla riduzione degli incidenti per l'alta velocità corrisponde un aumento di incidenti per colpi di sonno (e ti credo! Ad 80 all'ora in autostrada!); anche perché seppur stakanovisti la stanchezza dopo orari massacranti di lavoro può cogliere chiunque.

Ad Osaka (la Napoli del Giappone) gli automobilisti sono più indisciplinati rispetto agli automobilisti di Tokyo, ma rimangono sempre dei santi in confronto agli italiani.
Inoltre il rispetto delle strisce pedonali è primario a qualsiasi altra cosa; un po' come succede in nord Europa ed in alcune rare occasioni in nord Italia, ma se il semaforo pedonale è rosso non esiteranno un secondo prima di investirvi con le loro micro macchine cubiche.
Le cubo-schifo-car!!! Che piaga!
Le strade giapponesi pullulano di questi cubi su 4 mini ruote della grandezza degli pneumatici dell' F10 Malaguti. Una roba oltre l'indecenza: illegali in 43 stai europei su 50.
La macchina cubo giapponese non è concepita per viaggiare su strada ma lei non lo sa e se ne fotte delle leggi della fisica; gironzolando per il Giappone con aria spavalda e con la tracotanza di chi sa il fatto suo. Probabilmente è l'unica macchina al mondo non studiata nella galleria del vento insieme al vecchio pandino.


Ovviamente sono solo pareri e gusti personali, anche perché il mercato automobilistico nipponico è abbastanza vario e non è difficile trovare macchine europee (specialmente tedesche) ed anche parecchie 500 FIAT; ma la più venduta rimane lei... la terribile cubo-schifo-car.
Un aborto di macchina, una bancarella con le ruote, una cosa contro natura... l'apoteosi della schifezza!
Non se ne capisce il verso!
Mah.. Mah... Questo è il davanti? Il dietro? Che roba è?
Per non parlare delle personalizzazioni truzze che ne fanno i giappi. Sobri come pochi. 


Ma non divaghiamo...
Tornando alla guida, sapete perché in Giappone guidano a sinistra?
Il discorso come sempre va visto da un altro punto di vista. La domanda giusta è "perché noi guidiamo a destra?".
Tutti i popoli in passato guidavano a sinistra. 
Perché? Per avere la mano destra che impugnava la spada libera sul lato della strada. Cavalcando a sinistra il cavaliere poteva sguainare la spada ed a colpi di fendenti decapitare i poveri malcapitati che venivano dall'altro lato.
Oggi noi accendiamo i fari ad intermittenza per avvisare, salutare o inveire contro le altre macchine che vengono dal verso opposto. I cavalieri no! Loro affettavano chiunque si parasse loro davanti! 
Ahhhhh... I sani principi di una volta! 
Molte volte i cavalieri ma soprattutto i carri, viaggiando a velocità sostenute, travolgevano qualsiasi cosa trovassero sul loro cammino.
I poveracci a piedi, per evitare di essere travolti da tergo, cominciarono a camminare sul lato opposto della strada, in modo da poter vedere carri e cavalli avvicinarsi ed avere il tempo di schivarli.

Un esempio calzante del vantaggio di cavalcare a sinistra

Quindi: carri e cavalli viaggiavano sul lato sinistro della strada, mentre i pedoni sul lato destro.
Dopo la rivoluzione francese fu imposto che il verso di marcia fosse invertito in modo da rappresentare la totalità del popolo e non solo l'aristocrazia. Con l'epoca napoleonica il verso di marcia in uso in Francia fu diffuso in tutto l'impero che passò dalla guida a sinistra alla guida sul lato destro della strada. Napoleone quindi obbligò al verso di marcia "alla francese" (a destra) tutti i paesi sotto il suo dominio, ma non riuscì mai a mettere piede in Inghilterra. (Ecco perché gli inglesi guidano ancora a sinistra).
In realtà l'Inghilterra non fu l'unica nazione a non essere conquistata da Napoleone; le altre però, vista la vasta diffusione del senso di marcia a destra, si adeguarono alla maggioranza. 
Non gli inglesi che, dopo i giapponesi, sono forse il popolo più legato alle tradizioni.

In Giappone, dunque, si è sempre guidato a sinistra e l'idea di cambiare verso per adeguarsi al resto del mondo non li ha nemmeno sfiorati.
Ok, fatemi godere un attimo del piacere di essere l'Alberto Angela dei poveri e di avervi illustrato tali nozioni...

ACIDO DESOSSIRIBONUCLEICO...
AHHHH...
Sensazioni buone...


Tornando a noi, guidare a sinistra non è poi così complicato, bisogna solo abituarsi alla cosa e, specialmente le prime volte, ricordarsi che ad un incrocio, quando svoltate, dovete riprendere la corsia di sinistra. Non crediate che la cosa sia così scontata. Provare per credere.
Gli altri automobilisti seppur pacati e giapponesi potrebbero essere alquanto contrariati in caso sbagliaste. Esperienza personale.
Armatevi quindi della traduzione della vostra patente, di una vettura a quattro ruote (meglio se non una cubo-schifo-car) e lanciatevi all'avventura.

Ah! Dimenticavo... Per gli amanti delle due ruote funziona esattamente come per la macchina (patente, documenti e codice stradale) ma con un bonus ulteriore. Gli autovelox giapponesi, in caso di trasgressione del codice stradale, fotografano la targa anteriore dei veicoli dei trasgressori. Le moto hanno solo la targa sul retro, quindi non rischierete nulla o quasi anche se doveste superare di un po' gli 80 km/h.

giovedì 16 febbraio 2017

LA PARTICOLARITÀ DEL SEMAFORO GIAPPONESE

I GIAPPONESI E LA LORO VISIONE DEL SEMAFORO



No, non mi riferisco al tipico suono a cinguettio che fanno i semafori pedonali, che poi altro non è che un modo per allertare i non-vedenti di quando poter attraversare la strada (civiltà: parola a noi sconosciuta); un suono così caratteristico che ogni volta che torno in Giappone, mi fa sentire a casa.
Non mi riferisco a questo, parlo del semaforo normale, quello stradale per gli automobilisti.

In Giappone i semafori pedonali "cinguettano" quando è verde, in modo da avvisare i non-vedenti

È stata la prima volta che ho guidato una macchina in Giappone.
Una mia amica mi aveva fatto la cortesia di prestarmi la sua macchina per farmi guidare e si era offerta di accompagnarmi in giro per la città (io non conoscevo le strade).
Grato per l'occasione mi ero messo in auto ed ero partito impavido per le strade di Tokyo.
Ero fermo ad un semaforo e stavo guardando una pensilina dell'autobus in cui delle studentesse delle scuole superiori erano in attesa della loro corsa.
Tutte carine nelle loro divise scolastiche ben abbinate in ogni particolare: gonna, camicetta, calze, scarpe ed addirittura gli zaini.

"Chissà se le scuole le obbligano anche ad indossare la stessa biancheria", pensai ironizzando un po' sulla cosa, "...e di che colore"?
-Blu!- mi disse la mia compagna di viaggio.
Sbarrai gli occhi!
Che le donne siano percettive non è una novità ma addirittura leggermi così nel pensiero! Caspita!
Guardai la "magona" seduta alla mia sinistra (in Giappone si guida a destra) con sguardo sbalordito.
-È blu!- riprese lei sorridendo.

Ok, anche lei aveva frequentato le superiori e sicuramente sapeva di che colore fossero gli indumenti intimi delle studentesse ma come diamine aveva fatto? Avevo forse parlato senza accorgermene?
Riuscii solo a balbettare un incerto "Co... Cosa?".
-Il semaforo è blu! Che aspetti? Andiamo!-
La luce del semaforo era diventata verde e si era già formata una piccola coda dietro di me, ma in Giappone e specialmente a Tokyo gli automobilisti non suonano il clacson con troppa leggerezza (ad Osaka già sono più indisciplinati) ed io non mi ero accorto della cosa.
Finalmente partii...


Blu?
Sì! Aveva detto proprio blu!
Soffriva di daltonismo?
Che io sappia, ma proprio da sempre, fin dai tempi dell'asilo, il semaforo ha 3 colori: rosso, giallo e verde. Da dove spunta fuori ora il blu?
E poi il colore al semaforo per me era verde, anche lì in Giappone. Lei insistette sulle sue. Era blu e non vi erano dubbi sulla cosa.
In Giappone dunque i colori del semaforo non sono uguali ai nostri.
Eppure io avevo visto chiaramente verde!
Incuriosito chiesi anche ad altri amici giappi e la risposta fu sempre la stessa:
-AO (青)!- che in giapponese vuol dire BLU.
Che tutti i giapponesi fossero daltonici?
Impossibile! La risposta quindi poteva essere una ed una sola; come quando al tavolo del poker, dopo 15 minuti, non hai ancora individuato il pollo: il pollo sei tu!

Ero daltonico, non c'erano altre spiegazioni!
La scoperta mi travolse come quando all'età di 16 anni mia nonna mi spiegò che il famoso Caval Donato (del detto "A Caval Donato Non Si Guarda In Bocca") non era un paese e che il Cavallo nemmeno si chiamava Donato ma che "donato" altro non era che il participio passato del verbo donare e stava per "regalato". Ergo: non guardare in bocca ad un cavallo che ti hanno regalato (per vedere dai denti quanto sia vecchio e se sia in buona salute) ma accetta il dono e ringrazia.
Eureka! Sbaaaam!
La mia vita non fu più la stessa.

Ma il daltonismo! Caspita, ero cresciutello per scoprirlo solo in quel momento e non mi sentivo pronto.
Come sempre, nei casi di sconforto e profonda ignoranza, mi affido allo scibile umano raccolto nell'esperienza di chi ne sa più di me e giunsi ad una sconvolgente ma rassicurante scoperta.
Non ero daltonico.
Ed il semaforo era verde!
Ok... Qui qualcuno è nel torto e non sono io.

Ma come è possibile confondere il verde con il blu? Il cielo è blu, il prato è verde. All'asilo ero medaglia d'oro di colori a cera ed il prato ed il cielo sapevo colorarli benone e sapevo perfettamente riconoscere il verde dal blu. Avevo 9 e mezzo in "riconosci i colori".
Scoprii una cosa incredibile: fino a dopo la seconda guerra mondiale, la parola MIDORI (緑), che sta per verde, non si usava!
I giapponesi usavano la parola AO (青) per indicare tutte le tonalità del blu, del violetto e del verde!
Col tempo e con l'introduzione degli altri colori, il colore blu è comunque rimasto legato a molte cose ed il semaforo è una di queste. Un altro esempio potrebbe essere la mela verde (AO RINGO 青林檎, che però letteralmente vuol dire MELA BLU).

qui un esempio in cui il colore verde è stato realmente sostituito con il blu

Ok... Va bene essere sbrigativi; anche noi maschietti italiani riconosciamo al massimo una decina di colori (al contrario delle donne italiane che potrebbero citartene un paio di centinaia), ma qui si rasenta l'assurdo.
Eddai! Verde e Blu sono due cose ben distinte.
Eppure... Potrebbero gli antichi giappi aver esasperato il concetto di colore che persino noi maschi italici abbiamo?
Faccio un esempio: il blu cobalto e l'azzurro sono colori ben distinti, eppure il 70% degli uomini vi dirà che sono entrambi blu!
E se i Giapponesi avessero ridotto all'essenziale il numero dei colori? Rosso, Giallo, Blu, Nero e Bianco?
Da un popolo che bada molto alla sostanza e meno ai fronzoli me lo aspetterei e come!
Perché classificare i colori in una scala cromatica con centinaia di sfumature e variazioni? Tempo perso!
E chi conosce il Giappone sa bene che il tempo non va MAI perso ma ottimizzato.

Però il semaforo è verde, capito Giappone?


Prossimo step: spiegare ad alcuni italiani che il giallo del semaforo non è arancione.