sabato 27 gennaio 2018

SHI-KI (by Xaldin03)


SHI-KI

Il demone cadavere



Shi-Ki è una serie anime del 2010 di 24 episodi prodotta dallo studio DAUME, tratta da una “light novel” scritta da Fuyumi ono.
Esiste anche una versione manga disegnata da Ryu Fuijisaki e distribuita in Italia dalla "Star Comics".
Per chi non lo sapesse le light novel sono dei romanzi con illustrazioni simili ai disegni di manga (il più delle volte si tratta di una collaborazione, tra uno scrittore che si occupa della stesura del testo e di un disegnatore che illustra alcune delle scene presenti nella storia).

Ma torniamo a Shi-Ki...
       


La storia ha luogo a Sotoba, un villaggio rinchiuso in una valle tra le montagne di circa 1300 anime dove al termine di un’estate, avverranno due fatti che ne sconvolgeranno la tranquilla vita:
prima un’eccentrica famiglia all’apparenza benestante i “Kirishiki” si trasferirà nella villa di Kanemasa, costruita su di una collina dalla quale si domina l’intera valle, e successivamente cominceranno a verificarsi una serie di improvvise morti.
Il momento dell’arrivo dei proprietari di Kanemasa sarà l’inizio di una valanga inarrestabile di eventi che finirà per coinvolgere tutti gli abitanti, inconsapevoli attori tragici di un sanguinoso “scontro”.
Nonostante l’ambientazione dell'orrore e le tematiche sovrannaturali, l’anime mette in campo due diversi tipi di conflitti: il primo con un confronto netto e visibile, ed un altro tipo di scontro nascosto nei desideri dei vari personaggi.


L’atmosfera horror che l’autrice sceglie è quella ben collaudata in larga parte dalla relativa cinematografia, ma lo fa attingendo a partire dalla terminologia sovrannaturale orientale fino alle diverse caratteristiche del “male”.
La sua personalissima visione attraverserà tutta una serie di sfaccettature tramite le singole vicende di ogni personaggio, mostrando di volta in volta, allo spettatore, un diverso dilemma, senza però fornirne delle risposte.
Mentre per quanto riguarda lo scontro nascosto esso è il contrapporsi delle volontà di lasciare un luogo, l’accettazione del cambiamento, il formarsi di nuovi legami inaspettati avversa a quella di restare, di accettare le proprie radici, del mantenere le tradizioni e del proteggere la propria famiglia.
                                                                                             


Il protagonista dell’intera opera è il villaggio con un focus verso una decina di personaggi, di cui due rappresentano la volontà di restare e la volontà di andarsene.
Shi-ki è un anime che vi farà riflettere con scene di forte impatto emotivo, vantando un character design cupo e particolare e che vi trascinerà in una storia iniziata con il sangue e che finirà con il sangue, senza nessun vincitore.
Una volta concluso, capirete quanto sia corto il confine che separa il bene dal male.


VOTO: 8

Xaldin03

sabato 20 gennaio 2018

SAINT SEIYA - I CAVALIERI DELLO ZODIACO (by Lotal)

SAINT SEIYA

I Cavalieri dello zodiaco



Si potrebbe erroneamente pensare che i giapponesi siano un popolo che, quando in cerca di ispirazione, si rivolgano solo ai propri miti; in realtà sono affascinati da qualsiasi tipo di leggenda proveniente da qualsiasi tipo di cultura, come ad esempio il mito greco-romano.
Uno degli esempi più noti, straordinario successo che continua senza sosta dall’86, è Saint Seiya (I Cavalieri Dello Zodiaco) di Masami Kurumada.
Quest’opera nasce come manga per poi diramarsi in tutti gli ambiti del merchandising (anime, giocattoli, libri, figure e videogiochi) proponendo un tempo del mito che non si è mai interrotto. Protagonisti di questa storia sono i saints, i cavalieri sacri di Atena addestrati fin da bambini per difenderla e servirla contro ogni genere di pericolo.


L’odierno mito rielaborato da Kurumada, pure affondando pesantemente le radici nella classicità, ne presenta degli aspetti che utilizza come base per scontri sovrannaturali tra lottatori che trascendono i limiti umani traendo una forza dal firmamento, il cosmo. Avete presente come Ercole raggiunge l’immortalità alla fine del suo cammino diventando una costellazione? Ebbene i cavalieri in modo similare possono attingere a un potere illimitato dalle proprie costellazioni protettrici. Il simbolo e lo strumento che lega il cavaliere alla sua costellazione è l’armatura o myth cloth.   


Protagonisti assoluti della narrazione sono la reincarnazione di Atena ed uno sparuto gruppo di giovanissimi Saints: Seiya, Shun, Ikki, Hyoga e Shiryu conosciuti nella versione italiano dell’anime, rispettivamente come Pegasus, Andromeda, Phoenix, Cristal e Sirio. La trama del manga è semplice come quella che ci si aspetta da uno shōnen, ma ricca di colpi di scena e scene commoventi. I personaggi risultano ben approfonditi e studiati anche attraverso il loro stile di combattimento che fa ben risaltare il loro carattere.


Nonostante una storia ben fatta non si può dire la stessa cosa del disegno del manga. Le illustrazioni di Kurumada appaiono semplici e poco curate (eccezion fatta per quanto riguarda le armature: raffigurate alla perfezione nelle illustrazioni alla fine dei volumi del manga, che ci spiegano la loro "vestizione"); persino le scene d’azione danno l’impressione di sembrare rigide. È vero che come tutti i gli artisti il suo disegno si è evoluto ma è rimasta ancora l’impronta semplice che lo ha sempre contraddistinto. Di questo anche il nostro autore ha preso coscienza col passare del tempo, dato che a parte in un'occasione (Next Dimension), le altre serie manga riferite a Saint Seiya saranno solo scritte o visionate da lui, lasciando l’illustrazione ad altri artisti come Shiori Teshirogi (The Lost Canvas) e Megumu Okada (Episodio G).


L’anime originale, invece, inizia un’anno dopo la serializzazione del manga, ricalcandone più o meno tutta la storia tranne l’ultima saga che sarà poi rilasciata in un secondo momento (anno 2002).
Shingo Araki direttore dell’animazione riuscì a catturare perfettamente lo spirito della serie donandogli un’aspetto indimenticabile e reinterpretando alcuni aspetti come la vestizione, che appare più sovrannaturale e meno meccanica.
Come accade spesso in alcune trasposizioni può mancare una certa fedeltà nella trama, piccoli o grandi particolari possono essere tralasciati, come il fatto che i protagonisti della storia principale sono figli dello stesso padre ma di madri diverse o, per esigenze dei palinsesti televisisvi, possono essere richiesti episodi in più che costringono gli studi di animazione a creare quelli che vengono chiamati  o definiti “filler”.


In saint seiya adirittura questi filler raggiungono le dimensioni di una saga, come quella di Asgard, peraltro lunga ma non fuori dal contesto della serie.
In conclusione Saint seiya è un’ottimo shōnen adatto a tutti; sia ai nostalgici che alle new generations anche se, per avere una visione ottima dell’opera, consiglierei di leggere il manga per la narrazione e visionare l’anime per l’azione. 


Voto: 8

Lotal

mercoledì 17 gennaio 2018

L'INTERVISTA DOPPIA-GIAPPA

L'INTERVISTA DOPPIA-GIAPPA

Giuseppe e Sabrina rispondono dal Giappone


Ragazzacci ma soprattutto ragazzacce, pazzi scocciati che leggete questo aborto di blog, parto di una notte insonne del sottoscritto dopo una cena a base di peperoni saggicce e ov (peperoni salsicce ed uovo, per chi non fosse avvezzo al dialetto abruzzese); spesso e volentieri mi chiedete molto sul vivere in Giappone, delle mie esperienze lì, del come, del quando, del perché...
I miei articoli generalmente parlano di questo e delle mie personali esperienze ma... cosa ne pensano gli altri italiani che vivono in Giappone?

Oggi vi presento Giuseppe e Sabrina, due ragazzi italiani (lui abruzzese e lei romana) che hanno abbandonato le sacre sponde italiche per trasferirsi in Giappone e cominciare una nuova vita, lasciandosi tutto e alle spalle e spalancando un portone di possibilità.
Due storie completamente diverse, con scenari differenti che però hanno permesso loro di vivere stabilmente in Giappone, di farsi una vita e soprattutto di trovare un buon lavoro, seppur in modi totalmente distinti.

Ecco a voi, ordunque, la prima (e forse unica) intervista doppia-giappa, fatta da me...
quindi fatta malissimo!


Giuseppe e Sabrina. Qui ritratti appena arrivati in Giappone.

Ciao, nome?
-Ciao! Mi chiamo Giuseppe, qui in Giappone soltanto “Peppe” per semplificarmi la vita...
-Sabrina

Età?
-Ho compiuto da poco 25 anni!
-33

In Giappone dal?
-Gennaio 2015, 3 anni esatti.
-2011 (ndr settembre)

Cosa ti ha avvicinato al mondo "Giappone" e perché proprio gli anime? 😏
-Sono convinto che a portarmi dove mi trovo adesso sia stata la ricerca della risposta a questa domanda. Devo ammettere di essere ancora molto confuso, da colpirmi da solo.
-Sicuramente la cultura che mi ha affascinato durante il mio primo viaggio a Tokyo. Niente manga o anime, se non i vecchi cartoni anni 80.

Com'è stato il primo impatto?
-Quello di un laureando in lingue orientali che dopo aver scalato il piedistallo per anni ed esser giunto all’obelisco di Balzar, si rende conto che il palazzo del Supremo è ancora molto in alto.
-Mi ha colpito il silenzio, la pulizia e l’ordine di Tokyo

Cosa ti piace di più del vivere qui?
-La sensazione che impegnandosi e migliorandosi gli obiettivi possono essere raggiunti.
-Ognuno si fa essenzialmente gli affari propri

Cosa ti piace meno?
-Le dodici ore di volo aereo che mi separano dall’Italia.
-La mancanza di contatto umano

Come si mangia?
-Piadina Akasaka! A soli 5 minuti a piedi dall’ uscita 1 della stazione metro di Akasaka a Tokyo, chiusa soltanto di Domenica! L’amico Mino è gentile e parla benissimo anche italiano!
-Benissimo!

Le ragazze sono davvero così carine come molti credono?
-Devo ammettere che non sono davvero così carine come pochi credono.
-Mah ci sono quelle carine ma come ce ne sono in Italia con la differenza che qua sono tutte piatte come tavole!

I ragazzi sono davvero così dolci e protettivi come si vede negli anime e nei dorama?
-Sono sicuramente molto dolci e protettivi con le ragazze che vedono negli anime e nei dorama!
-Ovviamente dipende dalle persone, ma sarà che a me i rammolliti da anime e drama non sono mai piaciuti

È vero che è più facile rimorchiare per gli stranieri?
-Mi permetto di allegare il link ad un breve articolo estremamente esplicativo su questo argomento:
www.therisingwasabi.com/sex-god-arrives-in-japan-doesnt-even/
-Per gli uomini stranieri sì, solo le donne giapponesi che devono sfoggiare il bellimbusto straniero. Non vale molto al contrario

È vero che i giappi ce l'hanno piccolo?
-Strano, ero sicuro di aver visto una domanda qui... passerò alla prossima!
-No comment

Sabrina vicino ad una zucca gigante con i punti neri,
 probabilmente residuo delle radiazioni di Fukushima

Hai avuto storie o relazioni con ragazzi/e giapponesi?
-はい!(ndr Sì)
-Qualcuna

È vero che la cultura è molto maschilista?
-Renho Murata è un segnale positivo verso il cambiamento! ...vero? (ndr Renhō è stata la prima donna a guidare uno dei maggiori partiti giapponesi nel 2016)
-Non nel mio caso però so di ragazze straniere con mariti giapponesi che ne risentono da quel punto di vista

...e razzista?
-Sarete stranieri dal primo all’ultimo giorno che passerete in Giappone!
-Non è detto, diciamo che sono diffidenti con gli stranieri a volte

I treni sono davvero così puntuali?
-È una cattiva abitudine che dovrete dimenticare quando tornerete in Italia...
-Direi di sì soprattutto paragonati a quelli italiani

Quanto è importante conoscere la lingua giapponese per vivere lì?
-Personalmente credo sia imprescindibile se si vuole vivere in Giappone, sebbene non sia indispensabile per certi tipi di lavoro.
-Molto! Non puoi vivere a pieno la cultura ed essere totalmente accettato se non dimostri di voler imparare la lingua 

...e l'inglese?
-Se vorrete socializzare con persone di nazionalità diversa da quella giapponese, direi che è proprio necessario!
-L’inglese è comodo ma se vai in Giappone devi essere disposto ad imparare il giapponese

È facile trovare lavoro in Giappone?
-Può sembrare molto difficile ma tra tutte le persone che ho conosciuto, quelle che veramente volevano rimanere, alla fine un modo per restare l’hanno trovato.
-Part time sì, full time con tanto di visto lavorativo non facilissimo ma possibile

Tu che lavoro fai?
-Per adesso il modello.
-Lavoro in un’agenzia di studio all’estero e mi occupo del lato marketing 

Come hai trovato il tuo lavoro?
-Ho incontrato un editore di una rivista di moda davanti la statua di Hachiko a Shibuya, ero arrivato da poche ore in Giappone, ed abbiamo iniziato una collaborazione mensile. È stata la prima di una lunga serie di opportunità che non mi sono lasciato scappare.
-Sono arrivata in Giappone per studiare giapponese tramite questa agenzia e il mio attuale datore di lavoro mi contattò per lavorare nella sua azienda.

Raccontaci la cosa più strana che ti è capitata lavorando in Giappone
-Gridare “Kamehameha” e “Makankosappo” davanti ad una telecamera in una piccola stanzetta buia mentre due serissimi produttori di videogiochi giapponesi giudicavano la mia performance.
-Non mi viene in mente nulla di strano. È il fatto stesso di lavorare con i giapponesi che è diverso dal nostro modo di lavorare 


Hai fatto altri lavori in Giappone?
-Ho lavorato per un breve periodo al ristorante di Armani a Ginza, accoglievo i clienti e li accompagnavo a tavola.
-Molti altri

È vero che in Giappone gli orari di lavoro sono estenuanti?
-La concezione che abbiamo noi italiani di lavoro è molto diversa da quella che hanno i giapponesi.
-Generalmente sì 

... e che bisogna avere un profondo e, delle volte, insensato rispetto per i superiori?
-Il profondo rispetto per il prossimo è quello che rende la società giapponese solida e vivibile a mio parere.
-Sì 

È vero che si possono prendere poche ferie?
-Non sono molto informato a riguardo, ma non credo di aver mai sentito parlare di questo tipo di problema qui!
-Solo 10 giorni all’anno per l’esattezza 

Si guadagna bene?
-Gli stipendi sono mediamente più alti di quelli italiani senza dubbio.
-3 volte più dell’Italia 

In rapporto all'Italia com'è il costo della vita?
-Qui a Tokyo costa tutto molto di più che altrove, fatta eccezione per manga e videogiochi! Evviva!
-Dipende dalle città ma non particolarmente più costoso 

Come sono gli italiani che vivono in Giappone?
-Ho conosciuto persone molto gentili ed interessanti che mi hanno sempre aiutato, direttamente ed indirettamente.
-Molti sono uomini in cerca di visto matrimoniale facile

Molti dicono che gli italiani in Giappone non sono solidali con i connazionali che vogliono trasferirsi lì. Vero o falso?
-Falso!
-Vero 

Alcune pubblicità di Giuseppe in giro per la città

Ti manca la tua famiglia?
-È il sacrificio principale che dovrà fare chiunque decida di trasferirsi cosi lontano da casa.
-Un po’ certo 

È vero che i giappi sono molto formali ed un po' freddi?
-Quando sono sobri.
-Sì ma è il bello della loro cultura 

È difficile conoscere nuove persone?
-Al contrario, è facile incontrare persone da ogni parte del mondo qui!
-Conoscerle no, mantenere le amicizie sì 

Cosa hai trovato qui che l'Italia non offre?
-Possibilità.
-Lavoro, indipendenza economica, rispetto delle regole, contratto di lavoro regolare

Quanto vorresti rimanere in Giappone?
-Fino a quando le mie possibilità saranno esaurite!
-Non so

Pensi mai di mollare tutto e tornare in Italia?
-Mi piacerebbe che il mio paese mi mettesse in condizione di poter un giorno fare una scelta del genere!
-È capitato ma non sono mica scema 

Cosa consiglieresti a chi vuole provare un'esperienza di vita in Giappone?
-Ci saranno moltissime occasioni in cui vorrete tirarvi indietro per timore o inadeguatezza. Non fatelo mai!
-Di farla che sia per breve o lungo tempo perché si cresce tanto e cambia sicuramente la vita e la visione delle cose 

Saluta i nostri lettori in giapponese
-チャオ!!!
-皆さん、ここまで読んでくれてありがとうございました。


Ringraziamo ancora Giuseppe e Sabrina che si sono prestati a questo mio capriccio: ciao grandi, ci vediamo presto per offrirvi una bevuta, ve la devo!
Per tutti voi altri, sapete cosa fare: come al solito, condividete, "piacete", mettete pollicioni 👍, schiacciate pulsanti a caso e fate tanto casino come piace a noi! Aiutate questo circo a sopravvivere.

martedì 16 gennaio 2018

HIGURASHI WHEN THEY CRY (by Xaldin03)



HIGURASHI NO NAKU KORO NI 

(Quando piangono le cicale) 




Higurashi conosciuto anche come “When they cry” è un anime del 2006 prodotto dallo studio DEEN di 26 episodi.
L’opera è tratta da una visual novel di successo per pc e successivamente per Ps2 e Ds; l’ultima versione è il remake dell’originale gioco pc sulla piattaforma multimediale Steam.

Andiamo con ordine: se qualcuno di voi non conoscesse le visual novel, trattasi di romanzi in forma di videogioco dove il testo procede facendo avanzare il racconto, mentre uno o più dei protagonisti  appaiono  sullo schermo cambiando espressione, abiti o condizioni fisiche a seconda di quello che viene narrato.
Questo modo di accompagnare il testo con immagini, suoni e musiche rende la lettura estremamente coinvolgente.
E per chi si volesse avvicinare ad Higurashi potrebbe essere un indimenticabile esperienza con momenti molto forti…

Differenze tra anime e versione PC

La storia ha luogo nel villaggio rurale di Hinamizawa (immaginario, ma basato su di uno realmente esistente, Shirakawa-go) e segue le vicende attraverso la persona di Keiichi Maebara, trasferitosi ormai già da un mese con la famiglia da Tokyo per il lavoro del padre, artista in cerca d’ispirazione.
Qui lo vediamo già perfettamente integrato nel nuovo ambiente e con i suoi abitanti, tanto da aver legato con 4 compagne di scuola, di età diverse, con cui condivide il tempo delle lezioni, il tragitto nel tornare a casa e tutta una serie di attività del club scolastico.


Infatti lo sprovveduto Keiichi viene coinvolto nei giochi di società, da tavolo o tradizionali che la leader del club e scaltra senpai Mion impone ad un entusiasta Rena, una timida Rika e ad un’impertinente Satoko.
Fin qui allo spettatore viene proposto un caleidoscopio di situazioni e luoghi che non hanno nulla di fuori dall’ordinario, una routine di momenti “slice of life”, siparietti comici e incontri spensierati.

Ma allora è uno slice of life? No…Decisamente no. Higurashi sfrutta questa narrativa per coinvolgere maggiormente lo spettatore. Ma è solo una maschera.
Si tratta di un horror, un thriller horror suddiviso in archi narrativi, capitoli di Domanda e capitoli di Risposta.
Higurashi No Naku Koro Ni infatti è la parte dei quesiti; per le risposte allo spettatore bisogna seguire anche la serie KAI.

La tecnica usata al giorno d’oggi per terrorizzare lo spettatore in un film di genere horror è basato su molti cliché: scene splatter utilizzate per l’intera durata della pellicola, modifiche grottesche con fotoritocco o digitali come nelle scene di possessioni o simili, “jumpscare telefonati” tramite cambi di enfasi nelle musiche o semplicemente scontati.
Quindi c’è da chiedersi, è possibile che l’anime riesca là dove film con investimenti di milioni non riescono?
Soprattutto se il mezzo stilistico scelto è quello di un disegno rotondo, morbido e “bambinesco”?

La risposta è sì, dannatamente SÌ.

Dopo un inizio calmo ed allegro lo spettatore viene catapultato in un vortice di mistero, paura, fino ad essere chiuso in un labirinto di follia senza apparente uscita, dove ogni risposta fa sprofondare sempre più negli oscuri recessi dello stesso.


                           
Piuttosto che utilizzare improvvisi spaventi, la transizione tra l’ordinario e il fuori dal comune avviene in modo subdolo, con piccoli dettagli disseminati qui e lì lungo il percorso.
La trama si intreccia e si contorce senza mai perdere completamente il filo, ma ricollegandosi in modi inaspettati, tra inquadrature e cambi d’atmosfera accompagnati da un sottofondo musicale, sinistro e freddo.
Per farvi capire meglio, durante la visione ci viene proposta  una scena allegra, comica, quasi demenziale; poi una parola o una frase fa calare il gelo; e poi una crescente tensione dove anche il luogo più tranquillo e solare diventa oscuro ed oppressivo, quando immancabilmente ci si accorge di quanto forte sia il canto... o pianto delle cicale.

In conclusione, Higurashi é un'opera che vi sorprenderà e che vi terrà incatenati davanti allo schermo, un lungo e tortuoso viaggio psicologico dove niente è ciò che sembra.
Al termine di tutto, non farete altro che chiedervi PERCHE'? PERCHE' STA SUCCEDENDO?
Non avrete risposte.
Non in questa prima parte.

VOTO: 8.5


Xaldin03


lunedì 8 gennaio 2018

LA MAGGIORE ETÀ IN GIAPPONE


LA MAGGIORE ETÀ IN GIAPPONE

Quando si diventa maggiorenni in Giappone? E come si festeggia?



In Giappone "l'età adulta" si raggiunge a 20 anni, e non a 18 come in Italia.
Strano se pensate allo sviluppo sociale dei giovani nipponici rispetto agli italiani: molto più precoce.
Infatti in Giappone i ragazzi vengono responsabilizzati sin dalle scuole primarie, a differenza di quello che accade in Italia (trovate qui l'articolo sulla scuola giapponese); ma per partecipare alla vita sociale ed entrare a far parte della società che conta ("il mondo degli adulti") devi aver compiuto 20 anni.
Oddio, anche il "compiere" è un po' un concetto in senso lato.
Per convenzione, ogni secondo lunedì di gennaio, tutti i nati dal 1° aprile dell'anno precedente al 31 marzo dell'anno in corso, festeggiano il Seijin no Hi (成人の日), ossia la maggior età.

Non più di 15 anni fa questa celebrazione era un atto formale e solenne, in cui ragazze e ragazzi indossavano i loro migliori kimono (in alcuni casi lo smoking o abito elegante per gli uomini) ed assistevano al benaugurante discorso delle istituzioni che li accoglievano in società.
Era un momento di profonda solennità e rispetto (verso tutti: autorità e ragazzi).




Così come sta mutando il Giappone, allo stesso modo sta mutando anche la società ed il Seijin no Hi non è stato risparmiato.
La solennità ha lasciato spazio alla baldoria e persino momenti ufficiali e formali, come il discorso delle istituzioni ai neo-maggiorenni, ora vengono del tutto ignorati o interrotti da canti, balli e schiamazzi

In città come Fukuoka o Kitakyushu, invece, il Seijin no Hi è diventato addirittura occasione per travestirsi, festeggiare e gozzovigliare; un po' come Halloween per intenderci.



A Chiba, città confinante con Tokyo, tutti i neo maggiorenni si riuniscono al Tokyo Disney Resort (sì, lo so, si chiama Tokyo Disneyland ma non si trova a Tokyo...) per festeggiare la maggior età usufruendo, quasi del tutto gratuitamente, delle attrazioni del parco divertimenti.




Solennità e serietà sostituite da festeggiamenti e baldoria.
Meglio? Peggio?

Vi lascio due commenti di due amiche giapponesi:

Rino (27 anni)
Si perde la tradizione ma ci si libera dai costumi imposti dalla società esprimendo la propria persona, prima che la rigida società nipponica la reprima nuovamente una volta entrati nel mondo del lavoro. Non ci trovo assolutamente nulla di male nel festeggiare un avvenimento così importante.

Maiko (32 anni)
Stiamo dimenticando le nostre tradizioni, ed il numero di ragazzi ubriachi che si mettono alla guida delle proprie automobili e che combinano guai, finendo persino in galera durante i festeggiamenti del Seijin no Hi, sta crescendo a dismisura. Inoltre è molto irrispettoso interrompere il discorso del sindaco o delle autorità schiamazzando ed urlando.


Ad ognuno la propria opinione...